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Chiesa. Ma giuntovi appena, dal perfido Federico venne fatto prigione e trasportato nel castello di Sporo nell’Anaunia, sotto gelosa custodia di Pietro di Sporo; ove in pochi mesi finì di vivere, siccome credesi, di veleno. Il suo cadavere, nell’agosto dello stess’anno 1419, con salvocondotto del suddetto Pietro di Sporo, fu trasferito a Trento e decorosamente sepolto nella cripta di S. Massenza1.

Portata la nuova della morte del vescovo Giorgio al duca Federico, che era in Bolgiano, questi scrisse al Capitolo li 24 agosto 1419 una lettera piena di imprecazioni contro la memoria del defunto pastore, intimando ai canonici che tosto si dispongano alla elezione del successore, e avvisandoli ch’egli stesso, entro tre giorni, sarebbe venuto a Trento in persona per trattare secoloro di essa. Comparso il duca in città, promosse tosto la nomina a vescovo di Trento del decano della Cattedrale, Giovanni d’Isnina; il quale, in caso che venisse eletto, aveva promesso al duca di consegnargli quei feudi che dalla Chiesa riconosceva Enrico di Rottenburg, e di lasciare in poter suo anche tutto ciò che per sentenza del Concilio di Costanza era stato aggiudicato al vescovo predecessore. Per questi ed altri motivi, mai potè Giovanni ottenere la conferma apostolica; e così, come intruso, si esclude dal catalogo dei vescovi di Trento2. Fatta questa irregolare elezione, il duca Federico si ritirò, chiamato altrove da

  1. Miscellanea Alberti, Τ. III, fol. 69.
  2. Innoc. a Prato, Lib. IX. Ughelli, Italia Sacra, Τ. V.