Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/280


— 263 —

Nel medesimo anno, essendo invalso il reo costume nelle giurisdizioni e nei luoghi soggetti, quanto al temporale, al Conte del Tirolo, e, quanto allo spirituale, al vescovo di Trento, che i prefetti ed i giudici di essi si appropriavano tutto l’avere dei parrochi, dei vicarii, dei cappellani, dopo la loro morte, senza lasciare aperto a nessuno il corso della giustizia, il vescovo Alberto espresse al duca d’Austria le sue querimonie per tale abuso con tanta efficacia, che lo persuase ad accordare la totale abolizione; con che però dai parrochi, vicarii e cappellani esentati da tale aggravio, fosse in perpetuo, e in un giorno determinato dell’anno, celebrato un anniversario in suffragio delle anime dei principi e principesse di casa d’Austria, con solennità corrispondente al loro rango, accedendo il consenso e l’autorità del vescovo di Trento loro ordinario. Il duca partecipava questo suo decreto ad Enrico di Rottenburg, suo maresciallo nel Tirolo, e a chiunque sarà suo capitano nel Tratto Atesino, con ordine che, morendo alcun parroco, vicario ο cappellano dimorante nelle pertinenze di loro giurisdizione, tutto l’avere del defunto restar dovesse presso la Chiesa.

Il vescovo Alberto all’incontro e il Capitolo, con loro reversale consegnato in mano del duca, ordinarono che tutti i parrochi, vicarii, cappellani di Bolgiano, Villanders, Sarenthein, Märling, Passaier, Schenenn, Melten, Gries, Lanna, Tisens, Ulten, Caldaro, Eppan, Termeno, Ora, Salorno, Montagna, Nova Teutonica, Mezzolombardo, Sporo, Flavone, Arsio, Castel Fondo ed altri, tutti uniti annualmente in Bolgiano, debbano,