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Gocello di Bolzano1. Nell’anno medesimo, essendo andate smarrite le investiture di certe possessioni in Oveno, nel luogo detto Castelpiano ed altrove, per causa d’incendii e di guerre, il vescovo nostro comandava al giudice Giustiniano dei Gardoli, suo delegato, di rinnovarle2. Li 7 di luglio dello stess’anno, essendo lite tra il vescovo Enrico e i suoi procuratori da una parte, e tra Erardo di Andriano dall’altra, per causa del dazio sul ponte di Firmiano e dei beni ad esso spettanti, quest’ultimo, consenziente Nicolò fratello suo, rassegnò ogni cosa nelle mani del vescovo, che lo investì, a titolo di locazione perpetua, del dazio e dei poderi suddetti, verso l’annuo affitto di trentasei lire veronesi3.

Il vescovo Enrico, benemerito della sua Chiesa, morì li 9 ottobre 1336, e fu sepolto nella cattedrale. Errano coloro che suppongono essere egli stato scismatico e, per soverchio attaccamento al ghibellinismo, avverso alla Santa Sede; imperocchè operò molte cose in favore di essa, e nel Sinodo in quest’anno da lui celebrato comandava che si pagasse la decima papale e ne designava i collettori, e asseriva doversi prestare ogni riverenza alla Sede Apostolica.

Successe ad Enrico, dopo quasi due anni di sede vacante, Nicolò di Bruna, moravo, cancelliere di Carlo IV re dei Romani, decano della cattedrale di Olmütz. Prima di avere ottenuto la pontificia conferma, nell’aprile

  1. Hippoliti, op. cit.
  2. Hippoliti, op. cit.
  3. Hippoliti, op. cit.