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e suoi eredi, colla riserva del giuramento di fedeltà da prestarsi dal Conte stesso, ad ogni requisizione del vescovo1. Ancora in quest’anno 1272, Ottone di Königsberg, a nome proprio e di Anzio Burgravo, cedette ad Egnone tutte le ragioni ed azioni che aveva o aver poteva sopra due masi giacenti in Termeno, statigli oppignorati per debiti da Corrado di Formicario2.

Nel 1275, il vescovo Egnone, non essendo egli, per debolezza di salute, in istato di farlo personalmente, delegò frate Bonaventura, provinciale priore dei frati Eremitani di S. Agostino nella Marca Trevisana, a porre la prima pietra nella fabbrica già cominciata del monastero di S. Marco di Trento, concedendo un anno d’indulgenza a tutti i fedeli che, penitenti e confessi, fossero concorsi a tale funzione3. Nel marzo di quest’anno, concesse Egnone in feudo al Conte Mainardo e a’ suoi eredi la porzione del maso alla Pietragrossa nelle pertinenze di Termeno, già posseduta, a titolo feudale, da Jacopina Trentinelli, moglie di Lanfranchino, or rifiutata in sue mani dal di lei procuratore Odorico da Bolgiano4. Nello stesso giorno lo investì pure dei figli e delle figlie di Eleonora, moglie di Federico di Tuli de Steles e dei discendenti suoi, con patto espresso che il detto feudo non possa essere alienato giammai,

  1. Miscellanea Alberti, Τ. II, fol. 107.
  2. Miscell. Alberti, Τ. VI, fol. 148.
  3. Miscell. Alberti, T. VII, fol. 20. Bonelli, Notiz. istor. T. II, pag. 601.
  4. Miscell. Alberti, Τ. II, fol. 108.