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scovo, del quale è ancora in possesso la nostra Chiesa. Ma ciò non si verifica punto; giacchè la Camera di Trento n’era già in possesso immemoriale, come ad evidenza ricavasi da moltissimi atti autentici, e dalla compra medesima, che nel 1231 fece Gerardo di un casamento nel borgo di Bolzano, confinato dalla strada fino al palazzo vescovile, per il prezzo di 1800 lire veronesi; il che deve aver dato motivo all’equivoco preso dall’Ughelli1.

Di questo istesso anno è la dichiarazione di Uberto di Brentonico, che il vescovo di Trento è regolano maggiore in Brentonico, e che a lui e non ad altri si aspetta di convocare ivi la Regola (cioè i comizii del popolo, per pubblici affari); e ciò confermarono, a requisizione del vescovo, anche Aldrighetto ed Azzone, figli di Briano di Castelbarco2. Li 4 febbrajo di questo medesimo anno, il nostro prelato costituiva suoi procuratori Vigando di Vinecco e Turingo de Secco, ad effetto di ricevere da Juta, moglie del conte Ulrico di Ulten, in nome suo e del vescovato, la rinuncia ch’era per fare della sua dote e contradote nelle mani del vescovo, come altresì la ratifica della vendita del suo allodio e dei macinati, già fatta dal di lei marito al nostro Gerardo; il che eseguirono il primo giovedì dello stesso mese nel castello di Ulten, colla riserva alla contessa dell’usofrutto, sua vita durante, del podere di Cavriana nella valle di Fiemme; usofrutto, che

  1. Codice Wanghiano, pag. 343.
  2. Miscellanea Alberti, Τ. VI, fol. 147.