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essi accudissero ad istruire colla parola di Dio il popolo, e gli altri due gli ecclesiastici1.

Nel 1221, il nostro Vescovo fu presente ad una investitura di stati concessa dall’imperatore Federico II ad Azzone marchese d’Este2. In detto anno, scorgendo il vescovo Alberto la ritrosia degli officiali e ministeriali da lui ricercati ad accompagnarlo nel viaggio di Roma, o a seco comporre, comandò a Pietro di Malosco, suo vicedomino, di proferire sul fatto una sentenza od un laudo, coll’intervento e col voto del conte del Tirolo e d’altri grandi vassalli, nella quale si dichiarava, che il vescovo avea facoltà d’impossessarsi del feudo dei renitenti, e di tenerlo a suo piacimento3. Fu pure per suo ordine da Cordono di Telve pubblicato altro laudo, col quale i vassalli chiamati a consiglio dichiaravano che, se alcun castellano, contro il divieto del vescovo, ricettasse nel suo castello o casa munita un bandito, possa il vescovo far demolire ed anche abbruciare il detto castello4. Nell’agosto dello stess’anno, il vescovo nostro obbligò Uberto di Brentonico alla restituzione di due campi di ragione della sua Chiesa, e a tenere aperto il castello di Dosso Maggiore ad ogni suo cenno; come pure a rinunciargli un altro stabile, in caso che non provasse di averlo ottenuto in cambio dal vescovo Federico suo antecessore5.

  1. Annales Ordinis Minorum, ad annum 1220-1221.
  2. Muratori, Antichità Estensi, Ρ. I, pag. 426.
  3. Miscellanea Alberti, Τ. VI, fol. 159 e 240.
  4. Miscell. Alberti, Τ. VI, fol. 159.
  5. Miscellanea Alberti, Τ. VI, fol. 180.