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97 ANNALI D'ITALIA, ANNO XXXIII. 98

diedero a Galba console quel prenome ch’egli usò fatto imperadore; senz’avvertire ciò che Svetonio avvertì. Nelle calende di luglio a Galba fu sostituito nel consolato Lucio Salvio Ottone creduto da alcuni figliuolo di Tiberio Augusto, cotanto se gli rassomigliava nel volto. Da questo console nell’anno precedente era nato Ottone, che fu poi imperadore di pochi mesi. Volle far conoscere Tiberio in quest’anno ai senatori1, quanto egli poco si fidasse di loro, e che in breve era per venire a Roma; cioè scrisse chiedendo che qualora egli entrava nel senato, fosse permesso a Macrone capitan delle guardie del pretorio d’accompagnarlo con alcuni tribuni e centurioni della milizia. Tosto fu decretato che potesse menar seco quanta gente voleva. Erano tuttavia serrati nelle carceri, Druso, figliuolo di Germanico e nipote per adozion di Tiberio, ed Agrippina di lui madre. Avea più volte Tiberio fatto condurre questi infelici da un luogo ad un altro, sempre incatenati e in una lettiga ben serrata2, e con guardie che faceano allontanar tutti i viandanti. Doveva egli paventar sempre qualche risoluzione, e che avesse da correre il popolo a sprigionar quell’infelice principe. Saziò poi il suo furore in quest’anno con far morire di fame Druso. La savia Agrippina diede anch’essa fine al suo vivere, senza apparire, se mancasse per non volere il cibo, o pure perchè il cibo le fosse negato3. Furono i lor corpi non già portati nel mausoleo d’Augusto, ma sì segretamente seppelliti, che mai non se ne seppe il sito. Tutta Roma si riempiè di dolore e lutto, ma solamente nell’interno delle persone, per sì compassionevol fine della famiglia di Germanico, principe tanto amato da ognuno. Eppur bisognò che il senato rendesse grazie a Tiberio dell’avviso datogli della morte di Agrippina,[p. 98] predicata da lui per sua nemica e adultera, quando era notissima la di lei insigne onestà; ed inoltre convenne decretare che essendo morta nel medesimo dì che Sejano fu ucciso, cioè nel di 18 d’ottobre, da lì innanzi in quel giorno si facesse un’offerta a Giove in rendimento di grazie per la morte dell’uno e dell’altra.

Restava solo in vita dei figliuoli di Germanico Cajo Caligola4, giovinetto di costumi sommamente malvagi, ma provveduto di tanto senno da farsi amare da Tiberio. Sapea coprir con finta modestia l’animo suo inclinato alla crudeltà; non gli scappò mai una parola di dispiacere o lamento per l’esilio e per la morte dei fratelli e della madre; ed ottenne per grazia di poter accompagnare Tiberio a Capri, studiandosi quivi di comparir sempre con vesti simili a quelle di lui, e d’imitare per quanto poteva le di lui maniere di parlare; di modo che di lui, divenuto poscia imperadore, ebbe a dire Passieno oratore: «Non esservi stato mai nè miglior servo, nè peggior signore di lui.» Contrasse il medesimo Cajo, di consenso di Tiberio in quest’anno gli sponsali con Claudia o Claudilla figliuola di Marco Silano. Sotto il detestabil governo di Tiberio, gran voga intanto aveano in Roma gli spioni e gli accusatori, parte volontari, parte suscitati dal principe stesso. Bastava per lo più l’accusare, perchè ne seguisse il condannare. Fioccavano in senato i libelli contro delle persone, e moltissimi inviati dal medesimo Tiberio che col braccio del senato andava facendo vendette, e pascendo l’avarizia sua colla morte e col confisco dei beni de’ condannati. A parecchi nobili toccò ancor nell’anno presente la disavventura stessa; e massimamente ai senatori, tanti de’ quali a poco a poco andò egli levando dal mondo, che non si poteano più provvedere i governi delle provincie5. Fra l’altre più memorabili

  1. Tacitus, Annal, lib. 6.
  2. Suetonius, in Tiber., cap. 64.
  3. Dio., lib. 58.
  4. Tacit., lib. 6, cap. 20.
  5. Tacitus, ibid., cap. 49. Dio., eod. lib. 58.