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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/641


non il nome di Cesare. Le milizie, verisimilmente bene istruite da essi, fecero istanza che tutti e tre prendessero quello di Augusto, e questo di consenso delle altre armate, alle quali fu significata la morte di Costantino, e l’intenzione di crear imperadori tutti e tre i suoi figliuoli. Perchè si volle anche far l’onore al senato romano di aspettare il di lui assenso, che non mancò, tanto si andò innanzi, che solamente nel dì 9 di settembre3426 dell’anno prossimo passato furono essi pienamente proclamati Imperadori ed Augusti; e ne presero il titolo. Avea, siccome già dicemmo, l’Augusto Costantino creato Cesare Delmazio suo nipote, con assegnargli ancora alcuni Stati; e dichiarato re del Ponto, della Cappadocia ed Armenia Annibaliano di lui fratello. Non seppero sofferire i tre ambiziosi fratelli Augusti che, fuor d’essi, alcuno avesse parte nella signoria del romano imperio; e però furono a consiglio per escluderli. La maniera di ottener l’intento fu barbarica, e fa orrore, perchè si conchiuse di levar loro la vita. Ma prima di eseguire così crudele risoluzione, cominciarono essi ad esercitare la sovrana autorità, con levare il posto di prefetto del pretorio ad Ablavio3427, benchè3428 lasciato da Costantino per consigliere di Costanzo. Era stato costui onnipotente sotto il medesimo Costantino; ed uno di coloro che Eusebio Cesariense volle indicare, accennando que’ ministri che, abusandosi della bontà d’esso Costantino, s’erano renduti odiosi a tutti per le loro violenze e per l’ingordigia della roba. Ritirossi Ablavio ad un suo palazzo di villa nella Bitinia, credendosi assoluto colla sola perdita del grado; ma abbiamo da Eunapio3429 che Costanzo sotto mano spedì alcuni uffiziali con lettere dell’armata che lo invitava a tornarsene per suo gran vantaggio. Gli furono presentate quelle lettere con tutta sommessione dagli uffiziali, come s’egli fosse stato un imperadore; ed egli infatti si persuase che l’intenzione de’ soldati fosse di crearlo Augusto. Ma dove è la porpora? domandò egli con volto e voce fiera. Risposero gli uffiziali di non aver eglino se non le lettere; ma che altri stavano alla porta per eseguire il resto. Ordinò Ablavio che entrassero; ma, in vece della porpora, gli presentarono le punte delle spade, e il tagliarono a pezzi. Fu insinuato forse nei medesimi tempi, se non prima, all’armata di far tumulto, con protestare ad alte grida di non volere se non i tre figliuoli del defunto Augusto per signori ed imperadori. E perciocchè erano venuti alla corte i suddetti Delmazio Cesare ed Annibaliano re e Giulio Costanzo, quelli cugini, e questi zio paterno d’essi tre Augusti, in quel bollore fu loro dai soldati tolta la vita3430. Un altro fratello del defunto Augusto (forse Annibaliano) e cinque altri del medesimo sangue, tutti innocenti, incorsero nella stessa sciagura, per attestato di Giuliano Apostata3431. Anzi poco mancò che lo stesso Giuliano e Gallo suo fratello, figliuoli amendue del suddetto Giulio Costanzo, e per conseguente cugini anche essi dei tre Augusti, non fossero involti in questa rovina. Gallo restò illeso, perchè la infelice sua sanità il rappresentava, senza fargli maggior fretta, assai vicino alla tomba. L’età poi di soli sette anni quella fu che salvò la vita a Giuliano. Potrebbe essere che a questi principi scappasse detta qualche parola, che a loro, più che a’ figliuoli di Costantino, fosse dovuto l’imperio per le ragioni della lor nascita; e che di qua procedesse il loro esterminio. Ed ecco con che turchesca crudeltà diede l’Augusto Costanzo incominciamento al suo governo, giacchè niuno degli antichi scrittori attribuisce questa sanguinaria esecuzione a Costantino juniore o a Costante di lui fratelli, ma bensì