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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/625


ed in essa pubblicamente non si adorava se non il vero Dio e la croce santa; e questa gioiellata facea bella comparsa nella sala maggiore dell’imperial palazzo. Quel solo che troviam ripreso da Zosimo3299 e da Temistio3300 in Costantino, fu la soverchia fretta sua, per aver presto il piacere di veder terminate tante fabbriche, perchè, trovandole malfatte, le disfaceva, ed altre non poche d’esse ebbero in effetto corta sussistenza, e convenne ai susseguenti Augusti di risarcirle e far di nuovo. A fine poi di popolare quest’ampia città, ed accrescerne l’abitato, tirava ad essa i popoli delle altre città e provincie, allettandoli con privilegii ed esenzioni, e con donar loro terre da coltivare, ovver danari. E a molti senatori ancora, venuti da Roma a stanziare colà, donò palazzi e ville. Assegnò anche rendite annuali che servissero ad aumentare le case e a sempre più abbellir la città di nuovi edifizii. Altre poi erano destinate per dare annualmente al povero popolo pane o pur grano, carne ed olio3301. In questa maniera non passò gran tempo che Costantino vide piena di abitatori la sua città, con avere, siccome scrisse anche san Girolamo3302, spogliate quasi tutte le altre per ingrandire ed ornar questa sua favorita figlia. Affinchè poi vi abbondassero i viveri, concedette varii privilegii ai mercatanti di grano dell’Oriente e dell’Egitto, che tutti da lì innanzi correvano a smaltire in sì popolata città le lor vettovaglie, città che per l’addietro tante ne produceva, che ne facea parte all’altre. I Greci moderni, spezialmente Codino3303, spacciarono dipoi una man di fole intorno a questa fondazione, e massimamente una curiosa particolarità, che, quantunque favolosa, merita di essere comunicata ai lettori. Cioè che Costantino, allorchè era dietro alla fabbrica d’essa città, chiamò a sè i principali nobili romani, e li mandò alla guerra contro i Persiani. In quel mentre, secondo le misure venute da Roma, ordinò che si fabbricassero palazzi e case affatto simili a quelle che essi godevano in Roma; e dopo averle mobigliate di tutto punto, segretamente fece venir colà le loro mogli e i figliuoli con tutte le famiglie, e le collocò in quelle abitazioni. Dopo sedici mesi tornarono que’ nobili dalla guerra, accolti con un solenne convito dall’imperadore, il quale fece poi condurre cadauno all’abitazion loro assegnata, e tutti all’improvviso si trovarono fra gli abbracciamenti dei lor cari. Torno a dire, che è spezioso il racconto; ma che chiunque l’esamina, ne scorge tosto la finzione; e tanto più che guerra non fu allora coi Persiani, nè gli antichi fan parola di questo fatto, e lo avrebbono ben saputo e dovuto dire, se fosse avvenuto. Ora varii autori3304 s’accordano in iscrivere che l’Augusto Costantino nel dì 11 di maggio dell’anno presente fece con gran solennità di giuochi e profusion di doni la dedicazione di questa nuova città, abolendo l’antico nome di Bisanzio, ed ordinando ch’essa da lì innanzi fosse chiamata città di Costantino, o sia Costantinopoli. Fra le sue leggi3305 comincia appunto a trovarsene una data sul fin di novembre in quella città col suddetto nome. Non è già che in quest’anno fosse ridotta a perfezione così insigne città, ricavandosi da Giuliano Apostata3306 e da Filostorgio3307 che si continuarono i lavori anche qualche anno dipoi. Ma perchè dovevano essere terminate le mura, le porte e i principali edifizii, perciò l’imperadore impaziente non potè aspettare di più per darle il nome e farne la dedicazione in quel giorno, che annualmente fu poi celebrato anche ne’ secoli susseguenti