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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/620


uccidere molti de’ proprii amici, o sospetti, o complici dei delitti verisimilmente di Fausta. Ora questo lagrimevole avvenimento, di cui Eusebio non si attentò di far parola, perchè tasto troppo delicato, non volendo egli dispiacere ai figliuoli allora regnanti di Fausta, certo è che diede da mormorar non poco a’ grandi e piccoli, ed offuscò non poco la gloria di Costantino, con esser giunto taluno3261 ad assomigliare il governo e secolo di lui a quel di Nerone; e senza trovarsi chi abbia saputo scusare o giustificare la credulità soverchia, o il rigore estremo da lui mostrato in tal occasione. Perciò Eutropio non ebbe difficoltà di dire che Costantino ne’ suoi primi anni meritò d’essere uguagliato ai più insigni principi di Roma, ma che nel progresso egli potè contentarsi d’essere annoverato fra i mediocri. Non sussiste poi ciò che Zosimo3262, dopo aver narrata questa tragedia, aggiugne con dire, che rimordendo la coscienza ad esso Augusto per tali trascorsi, e cercando la via di rimettersi in grazia di Dio, ricorse ai pagani, che gli dissero di non aver maniera di purgare i parricidii (il che Sozomeno3263 mostra essere falso), ebbe allora ricorso ad un Egiziano venuto di Spagna, cristiano di religione, che già s’era introdotto in corte (vuol probabilmente dire Osio, vescovo di Cordova), il quale l’assicurò che dal battesimo de’ cristiani restava cancellata qualsivoglia reità: e però Costantino da lì innanzi aderì alla religione di Cristo. Più chiaro del sole è che molto prima di questi tempi Costantino s’era rivolto al Dio vero, con abbandonar gl’idoli. Che poi per tali fatti Dio permettesse che sopra Costantino si affollassero da lì innanzi varie sciagure, e che ne’ figli suoi terminasse la sua discendenza, del che sembra essere persuaso il Tillemont3264: tuttavia meglio è non voler entrare ne’ gabinetti di Dio, perchè le cifre de’ suoi, sempre per altro giusti, giudizii venerar si debbono anche senza intenderle, e massimamente per non saper noi i veri reati di Costantino. Abbiamo poi da Eusebio3265 e da Eutropio3266 che nell’anno stesso, in cui a Crispo tolta fu la vita, anche il giovane Licinio, figliuolo del già Licinio Augusto, fu, d’ordine di Costantino, ucciso, nulla avendo servito a lui l’essere nato da Costanza sorella dell’imperadore medesimo. Qual motivo influisse a farlo privar di vita, e s’egli tuttavia conservasse il titolo di Cesare, a noi resta ignoto. Può ben temersi che anche per tale azione s’aguzzassero contra di Costantino le lingue di chi fra i pagani mirava lui di mal occhio. L’anno fu questo, in cui esso Augusto con sua legge3267 ordinò che i cherici ed altri ecclesiastici si cavassero dalla classe de’ poveri, e non se ne ordinasse se non quel numero ch’era necessario alle chiese, acciocchè l’esenzione da lui conceduta ai sacri ministri del Vangelo non riuscisse dannosa al pubblico, cioè al corpo secolare. Con altra legge ancora3268 dichiarò che i privilegii da lui accordati alle persone ecclesiastiche s’intendessero in favore de’ soli cattolici, e che ne restassero esclusi gli eretici e sismatici. Credesi finalmente3269 che in quest’anno fosse composto il poema in versi di Publilio Optaziano Porfirio, che giunto sino a’ dì nostri fu dato alla luce dal Velsero, contenente le lodi di Costantino, ma formato con degli acrostici, e con altre di quelle ingegnose, o, per dir meglio, laboriose bagattelle, che erano anche nel secolo precedente al nostro il grande sforzo degl’ingegni minori. Contuttociò anche tali rimasugli dell’antichità