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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/607


Anno di Cristo CCCXXII. Indizione X.
SILVESTRO papa 9.
COSTANTINO imperadore 16.
LICINIO imperadore 16.

Consoli

PETRONIO PROBIANO ed ANICIO GIULIANO.

De’ suddetti consoli si trova un bell’elogio fra gli epigrammi di Simmaco: la prefettura di Roma per questo anno ancora fu amministrata da Valerio Massimo. Quanto all’imperador Costantino, noi il troviam tuttavia di soggiorno nell’Illirico, ciò apparendo dalle sue leggi3174 date in Sirmio e Sabaria. E nell’anno presente appunto possiam credere che succedesse la guerra viva da lui fatta coi Sarmati, di cui parla Zosimo3175. Il padre Pagi la fa cominciata fin dall’anno 319. Il Mezzabarba3176 la mette all’anno precedente, e potrebbe essere cominciata allora. Il non fare Nazario, nel panegirico recitato l’anno avanti, menzione alcuna di tal guerra, assai motivo ci porge di tenerla insorta dopo il dì primo di marzo di esso anno, e probabilmente terminata nel presente, come han creduto il Gotofredo3177 e il Tillemont3178. Che fosse di molta importanza e di non lieve pericolo, si può raccogliere da Optaziano panegirista3179, il quale asserisce che i Sarmati uniti ai Carpi e Geti, appellati poi Goti, furono più volte sconfitti da Costantino a Campona, a Margo e a Bononia città sul Danubio. Erano que’ Barbari, per relazion di Zosimo, venuti all’assedio di una città di qua dal Danubio col loro re Rausimodo, figurandosi di poterla espugnare con facilità, perchè era bensì la parte inferiore delle mura di pietra viva, ma la superiore di legno. A questa attaccarono essi il fuoco, e diedero poi l’assalto. Dentro v’era una buona guarnigione, che con dardi e sassi seppe far gagliarda difesa, tanto che loro sopraggiunse alle spalle Costantino, che moltissimi ne uccise, e più ne fece prigioni. Il resto si salvò colla fuga di là dal Danubio coll’aiuto delle barche tenute da essi in pronto. Rinforzatosi dipoi Rausimodo con altra gente, meditava di tornar addosso ai Romani, quando l’ardito Costantino, valicato il Danubio, all’improvviso arrivò loro addosso vicino ad una collina piena di boschi, e ne fece grande strage, restandovi fra gli altri ucciso lo stesso re Rausimodo. Assaissimi furono i prigionieri, e il resto di que’ Barbari, deposte l’armi, dimandò quartiere; sicchè con gran moltitudine di prigioni il vittorioso Augusto se ne tornò di qua dal Danubio, e distribuì per varie città quella barbara gente, dando loro, secondo il costume, dei terreni dal coltivare3180. Restano varie medaglie3181 che attestano la suddetta vittoria, spettanti più verisimilmente all’anno presente che al precedente. Trovasi ancora fatta menzione da lì innanzi nel Codice Teodosiano de’ giuochi sarmatici, i quali possiam conghietturare istituiti in memoria di questa gloriosa Vittoria. Si facevano essi sul fine di novembre e principio di dicembre, come s’ha da un calendario dell’Hervagio. Mandò in quest’anno l’Augusto Costantino a Roma Crispo Cesare suo figliuolo con Elena avola sua, e in riguardo loro volle rallegrar il popolo romano, con far grazia a tutti i rei di varii delitti, a riserva del veleno, omicidio ed adulterio. Così intende quella legge3182 il Gotofredo: legge nondimeno oscura, perchè vi sta solamente scritto: propter Crispi, adque Helenae partum: il che diede molto da