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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/596


Vangelo, si accese più tosto di zelo per curare e sanar quella piaga3093. Intimò dunque un concilio di vescovi ad Arles, acciocchè ivi si discutessero le accuse de’ Donatisti contra di Ceciliano vescovo; e in una lettera loro scritta espresse i sentimenti della sua vera pietà, con rilevare la benignità di Dio verso de’ peccatori, dicendo: Ho operato anch’io molte cose contrarie alla giustizia, senza figurarmi allora che le vedesse la suprema Potenza, ai cui occhi3094 non sono nascoste3095 le fibre più occulte del mio cuore. Per questo io meritava d’essere trattato in una maniera conveniente alla mia cecità, e di essere punito con ogni sorta di malanni. Ma così non ha fatto l’onnipotente ed eterno Dio che tien la sua residenza ne’ cieli. Egli per lo contrario mi ha compartito dei beni, de’ quali io non era degno, nè si possono annoverar tutti i favori, coi quali la bontà celeste ha, per così3096 dire, oppresso questo suo servo. Dacchè ebbe Licinio Augusto atterrato il nemico Massimino, siccome dissi, tutte le provincie dell’Oriente coll’Egitto vennero in suo potere, e si unirono coll’Illirico, formando egli così una vasta possanza. L’Italia, l’Africa e tutte le restanti provincie d’Occidente rendevano ubbidienza all’Augusto Costantino di lui cognato. Ma, per attestato di Aurelio Vittore3097, troppo diversi di genio erano questi due principi. Costantino, istruito già delle massime del Vangelo, inclinava alla clemenza; se non avea già abolito, tardò poco ad abolire l’antico uso del patibolo della croce, perchè santificata dal divino Salvator nostro, siccome ancor l’altro di rompere le gambe ai rei. Ai suoi stessi nemici lasciava egli ancora godere gli onori e i beni, non che la vita; laddove Licinio, uomo selvatico e dato al risparmio, facilmente infieriva contra delle persone; ed abbiam veduto di sopra un notabile esempio della sua crudeltà; sapendosi inoltre ch’egli non si guardò dal tormentare a guisa di vili servi non pochi innocenti e nobili filosofi di que’ tempi. Poco per questo durò fra tali regnanti la buona armonia, anzi si allumò guerra fra loro nell’anno presente. Truovavasi l’imperador Costantino ne’ primi mesi di questo anno in Treveri, dove pubblicò varii ordini e leggi3098 concernenti il pubblico governo, ed una principalmente, in cui rimediò al disordine accaduto sotto il tiranno Massenzio; cioè all’aver molti perduto la lor libertà per la prepotenza e violenza de’ grandi che tuttavia li riteneva per ischiavi. Coll’intimazione di gravi pene comandò egli che fosse escluso dalle dignità chiunque avea poco buon nome e carestia d’onoratezza. Il motivo della disunione e guerra nata in quest’anno fra Costantino e Licinio resta dubbioso. Zosimo3099 scrittor pagano ne rigetta tutta la colpa sopra il solo Costantino, che non sapeva mantenere i patti, e cominciò a pretendere qualche paese come di sua giurisdizione. Eutropio3100, anch’egli scrittore pagano, ne attribuisce l’origine all’ambizione di Costantino, malattia troppo familiare ai regnanti del secolo, e che mai non suol dire basta, se non quando il timore la frena. Ma Libanio sofista pretende che Licinio per lo stesso male fosse il primo a rompere la concordia; ed il perchè ce l’ha conservato l’Anonimo Valesiano3101. Scrive questo autore, aver Costantino maritata Anastasia sua sorella a Bassiano, con disegno di dichiararlo Cesare, e di dargli il governo dell’Italia. Per camminar dunque d’accordo col cognato Licinio, spedì a lui un personaggio nomato Costanzo, richiedendolo del suo assenso. Venne in questo mentre Costantino a scoprire che Licinio segretamente per mezzo di Senecione, fratello di Bassiano, e suo