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inginocchiarsi davanti a lui: cosa allora praticata solamente coi falsi dii, e non gli dispiaceva di ricevere il titolo di Dio, e che si scrivesse alla sua divinità. Questi conti avea da fare un così ambizioso ed avaro principe col vero Dio, ad onta ancora del quale aggiunse in fine agli altri suoi reati quello della fiera persecuzione che egli, come capo dell’imperio, mosse contra degl’innocenti seguaci di Cristo. Noi già il vedemmo, appena cominciata questa persecuzione, colpito da Dio con una lunga e terribile malattia, e poi balzato dal trono. Certamente per alcuni anni nel suo ritiro fu onorato da que’ principi che regnarono dopo di lui, perchè tutti da lui riconoscevano la lor fortuna, ed era da essi sovente consultato negli affari scabrosi. Ma il fine ancora di Diocleziano non andò diverso da quello degli altri persecutori della Chiesa di Dio. Fioccarono le disgrazie e i crepacuori sopra di lui nell’ultimo di sua vita. Vide abbattute da Costantino le statue ed iscrizioni sue; vide Valerla sua figliuola, già moglie di Galerio Massimiano, e Prisca sua moglie, rifugiate nell’anno 311 nelle terre di Massimino imperador d’Oriente, maltrattate da lui, spogliate dei lor beni, e poi relegate ne’ deserti della Soria. Mandò ben egli più volte de’ suoi uffiziali3069 a pregare quel crudele Augusto di restituirgli due sì care persone, ricordandogli le tante sue obbligazioni; ma nulla potè ottenere: negativa, per cui crebbe tanto in lui il dolore e il dispetto, che, veggendosi sprezzato ed oltraggiato da tutti, cadde in una tormentosa malattia. A farlo maggiormente disperare dovette altresì contribuire, se è vero, ciò che narra Aurelio Vittore3070, cioè che avendolo Costantino e Licinio pregato d’intervenire in Milano alle nozze poco fa accennate, egli se ne scusò con allegare la sua grave età: del che mal soddisfatti quei principi, gli scrissero una lettera minaccievole, trattandolo come da lor nemico. Per questo disgustoso complimento, venuto dietro alle altre suddette disavventure, egli si ridusse a non voler nè mangiare nè dormire, sospirando, gemendo, piagnendo, e rivoltandosi ora nel letto, or sulla terra, tanto che disperato chiuse gli occhi per sempre circa il mese di giugno dell’anno presente. Fu egli poi deificato secondo l’empietà d’allora, per attestato di Eutropio3071. Nelle medaglie3072 nol veggo col titolo di Divo, ma bensì in un editto di Massimino e in altre memorie si truova a lui compartito questo sacrilego onore. Fiorirono a’ suoi tempi Sparziano, Lampridio, Capitolino, Vulcazio Gallicano e Trebellio Pollione, scrittori della Storia Augusta tante volte di sopra mentovati, senza de’ quali resterebbe per due secoli troppo involta nelle tenebre la storia romana. Fiorì ancora Porfirio, filosofo celebre del paganesimo, e nemico giurato della religione cristiana: intorno ai quali si possono vedere il Vossio, il Tillemont, il Cave ed altri autori. Più visibilmente ancora si fece in quest’anno sentir la mano di Dio sopra un altro persecutore della religione cristiana, forse il più crudele degli altri, cioè sopra Massimino Augusto, signoreggiante nelle provincie d’Oriente. Già vedemmo che anch’egli concorse nello editto pubblicato da Galerio Massimiano imperadore, di concerto con gli altri Augusti, per dar la pace ai Cristiani; ma se ne dimenticò egli ben tosto, e seguitò con più cautela, ma pur seguitò ad infierir contra di loro. Abbiamo da Eusebio3073, che, tolto di vita Massenzio, unitamente Costantino e Licinio Augusti diedero fuori nell’anno precedente un proclama in favor de’ cristiani; ed inviatolo a Massimino, non solo il pregarono di conformarsi alla loro intenzione,