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chiamata da un determinato pagamento di tributi, e il cardinal Baronio3061 aggiunse, fatto questo regolamento pel tempo destinato ai soldati di militare, dopo il quale s’imponeva un tributo per pagarli. Conghietture son queste assai lodevoli, ma che nulla di certo a noi somministrano. Quel che è fuor di dubbio, servirono da lì innanzi, e tuttavia servono le indizioni per regolare il tempo. Tiensi inoltre che la prima indizione cominciasse a correre nel settembre dell’anno precedente, e non già per la vittoria di Costantino contra di Massenzio, come immaginò il Panvinio, perchè questa accadde sul fine d’ottobre. Ma perchè appunto nel settembre antecedente non era Costantino per anche padrone di Roma, han creduto alcuni che si desse principio ad essa indizione nel settembre dell’anno corrente: il che alle pruove non sussiste. Potè anche prima della vittoria Costantino introdurre l’uso di tali indizioni, essendo per altro fuor di dubbio che le nuove indizioni cominciavano il corso loro nel dì primo di settembre, o pure nel dì 24 d’esso mese; e questo uso per assaissimi secoli durò in Occidente, con essere poi prevaluto quel della curia romana, la quale da qualche secolo in qua conta dal dì primo di gennaio la novella indizione. Egli è ben credibile che l’Augusto Costantino continuasse a dimorare in Roma almen sino alle calende di gennaio di quest’anno, per solennizzar ivi il terzo suo consolato. Quivi pubblicata fu una legge3062 in sollievo de’ poveri, che dai collettori delle pubbliche imposte erano più del dovere caricati per favorire i ricchi. Passò egli dipoi a Milano, ed era in quella città nel 10 di marzo, come apparisce da un’altra sua legge3063. Chiamato colà Licinio imperadore dall’Illirico, vi venne per isposare Costanza sorella dell’Augusto Costantino, a lui promessa nell’anno precedente, e quivi in fatti si solennizzarono quelle nozze, e si formò un nuovo decreto per la pace delle chiese e persone cristiane. Fin quando era in Roma Costantino, avviso gli pervenne che i Franchi, gente avvezza a violar per poco i patti e i trattati, faceano de’ preparamenti per passar ai danni delle Gallie. E perciò, sbrigato dagli affari dell’Italia, volò alle sponde del Reno3064, e trovò non ancora passati i Barbari. Fece egli finta di ritirarsi, mostrandosi non accorto dei loro andamenti, ma lasciò in un’imboscata un grosso corpo di gente. Allora fu che i Barbari, credendo lui ben lontano, si arrischiarono a valicare il Reno in gran copia. Ma caduti nell’agguato, pagarono ben caro il fio della loro perfidia. Nè questa bastò. Eccoti giugnere di nuovo Costantino, il quale, radunata una buona flotta di navi, ed imbarcata la sua gente, passò animosamente il Reno, e portò lo sdegno e la vendetta addosso a quelle barbare e disleali nazioni. L’Anonimo Panegirista gonfiando le pive secondo l’uso de’ suoi pari, giugne a dire, aver Costantino dato sì gran guasto al loro paese, e fatta cotanta strage di loro, che si credeva non doversi più nominar la nazione dei Franchi, avvezza in que’ tempi a solamente nudrirsi di cacciagione. Ci farà ben vedere la storia che sparata oratoria fosse la sua. Sembra che in questo anno appunto il panegirista suddetto, creduto Nazario da alcuni, recitasse in Treveri quel panegirico in lode di Costantino, con dire, fra l’altre cose, che il senato romano ad esso Augusto avea dedicata una statua, come ad un dio liberatore, e che l’Italia gli avea anche essa dedicato uno scudo e una corona d’oro. Ed è anche da osservare che quell’oratore, per altro pagano, sul fine ricorre non al suo Giove, non ad Apollo