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dell’imperial palazzo e della città di Roma, l’abbiamo tante volte vedute prorompere in deplorabili insolenza per rovina della medesima città, e divenuto con tante sedizioni l’arbitrio dello imperio, perchè avvezzo ad usurparsi l’autorità di creare o di svenar gl’imperadori. Incredibili specialmente erano stati i disordini da lor commessi sotto Massenzio, principe che per tenerseli bene affezionati, permetteva lor tutto, e sovente dicea che stessero pure allegri e spendessero largamente, perchè nulla lascerebbe mancare a soldati di tanto merito. Costantino ritenne chi volle servire al soldo suo con essere semplice soldato; e, licenziati gli altri, distrusse il castello pretoriano, specie di fortezza destinata lor per quartiere. Noi non sappiamo che altra guarnigione da lì innanzi stesse in Roma, fuorchè i vigili destinati a battere di notte la pattuglia, e forse qualche discreta guardia del palazzo dei regnanti. Ma non fu per questo abolita l’insigne carica di prefetto del pretorio, la quale continuò ad essere una delle prime nella corte imperiale. Anzi, perchè la division fatta da Diocleziano del romano imperio in quattro parti avea introdotto quattro diversi prefetti del pretorio, volendo cadaun de’ principi il suo prefetto, cioè il suo capitano delle guardie; così ne seguitò il loro istituto, con trovar noi da qui innanzi i prefetti del pretorio dell’Italia, delle Gallie, dell’Illirico e dell’Oriente. Comparve poi nel senato il novello signore3058, e con graziosa orazione piena di clemenza parlò che voleva salva l’antica loro autorità. Gli accusatori, de’ quali sotto i principi cattivi abbondò sempre la razza in Roma, e per cui non meno i rei che gl’innocenti perdevano roba ed anche vita, fu vietato l’ascoltarli da lì innanzi, ed intimato contra di essi l’ultimo supplicio. Erano poi innumerabili coloro che Massenzio ingiustamente avea o cacciati in esilio, o imprigionati, o condannati a diverse pene, o spogliati delle loro sostanze3059. A tutti fu fatta grazia, ad ognuno restituiti i lor beni. In somma parve che Roma rinascesse in breve tempo, perchè nel termine di soli due mesi la benignità di Costantino riparò tutti i mali che nello spazio di sei anni avea fatto la crudeltà di Massenzio. Per questa vittoria dipoi divenne egli padron di tutta l’Italia, e fu meravigliosa la commozione delle persone accorse allora dalle varie provincie a Roma, per mirar coi loro occhi l’invitto liberatore che rotte avea le lor catene. Fu anche inviata in Africa la testa del tiranno accolta ivi con istrepitose ingiurie; e però senza fatica, anzi con gran festa, i popoli ancora di quelle provincie riconobbero per lor signore chi gli avea finalmente tratti da lagrimevole schiavitù.




Anno di Cristo CCCXIII. Indizione I]
MELCHIADE papa 4.
COSTANTINO imperatore 7.
LICINIO imperadore 7.
MASSIMINO imperadore 7.

Consoli

FLAVIO VALERIO COSTANTINO AUGUSTO per la terza volta, PUBLIO VALERIO LICINIANO LICINIO AUGUSTO per la terza.

Fu in quest’anno prefetto di Roma Rufio Volusiano. Ho ben io, secondo l’uso di altri scrittori, notato negli anni addietro, cominciando dal principio dell’Era nostra, le Indizioni, cioè un corso di quindici anni, terminando il quale si torna a contare la prima indizione. Ma tempo è ormai d’avvertire che non furono punto in uso le indizioni ne’ secoli passati, e che, per consentimento degli eruditi, ne fu istitutore Costantino il Grande3060. Il motivo di tal istituzione resta oscuro tuttavia. Opinione fu de’ legisti, ch’essa indizione fosse così