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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/586


Cristo Signor nostro, e con questa animosamente procedette contro del tiranno. In qual tempo precisamente, cioè se nel principio di questa guerra o pur nelle vicinanze di Roma, accadesse un tal fatto, l’han ricercato gli eruditi. Chiaramente Lattanzio3046 scrive che Costantino prima di venir a battaglia con Massenzio, avvertito da Dio in sogno, fece mettere il nome di Cristo negli scudi de’ soldati, e che in virtù d’esso vinse. E benchè possa parere strano a taluno, che i panegiristi di allora e gli storici pagani, come Eutropio, Sesto Vittore e Zosimo non abbiano fatto menzione alcuna di un avvenimento di tanta conseguenza; pure non è da maravigliarsene, perchè nè pur essi parlano della religion cristiana abbracciata da Costantino; o se ne parlano, solamente è per isparlarne, e non già per riconoscerne i pregi e i miracoli. A buon conto fuor di dubbio è che Costantino, abbandonati gl’idoli, abbracciò la credenza dei cristiani, e fu il primo degl’imperadori che venerasse la Croce; avvenimento per sè stesso miracoloso, ed effetto della mano di Dio. Lattanzio poi ed Eusebio furono scrittori nobili, contemporanei e familiari di quel grande Augusto, nè loro si può negar fede senza temerità. Le precauzioni che prese in questa congiuntura Massenzio, furono di portare l’armata sua, più numerosa di lunga mano che quella di Costantino, fuori di Roma, alla difesa del Tevere e di Ponte Molle; e di fabbricar su quel fiume un ponte di barche, congegnato in maniera, che levando via alcuni ramponi3047, da’ quali era legato nel mezzo, esso si scioglieva, non tanto per assicurarsi della propria ritirata occorrendo, quanto per annegare i nemici se si mettevano a passarlo. Arrivato che fu Costantino a Ponte Molle, quivi si accampò coll’esercito suo, ma senza scorgere come potere passar oltre; colla opposizione di un fiume allora assai ricco d’acque, e difeso da tante squadre nemiche. Ma permise Iddio che il tiranno dovette essere sì caldamente spronato dagli uffiziali suoi, a’ quali per la superiorità delle forze parea certa la vittoria, che s’indusse a far egli passare l’armata sua di là dal fiume pel nuovo ponte di navi, con animo di venir a battaglia campale col nemico; ed intanto prese posto fra Costantino e il Tevere ad un luogo appellato i Sassi Rossi, lungi da Roma, se disse il vero Aurelio Vittore3048, nove miglia. Non poteva Massenzio far cosa più grata di questa a Costantino, il quale non altro temeva, se non che il tiranno stesse chiuso in Roma, ed aspettasse piuttosto un assedio; il che sarebbe stato la rovina o di Roma, o degli assedianti, perchè quella gran città era a maraviglia fornita di munizioni da bocca e da guerra, e di un’armata maggior della sua3049. Due giorni prima il tiranno spaventato da un sogno, s’era levato dal palazzo, e colla moglie e col figliuolo (non sappiamo se Romolo o pure un altro) era passato ad abitare in una casa particolare: dal che i superstiziosi Romani presagirono tosto che fosse imminente la sua caduta. Era venuto il dì in cui Massenzio dovea celebrare il giorno suo natalizio, o pure l’ultimo dell’anno sesto del suo imperio con feste e giuochi; cioè il dì 27 d’ottobre, per quanto si ricava da Lattanzio3050, ovvero il dì 28 d’esso mese, come si raccoglie da un Calendario antichissimo pubblicato dal Bucherio3051. Non mancò Massenzio di dare al popolo giuochi circensi; ma perchè il medesimo popolo gridò che Costantino non si potea vincere, tutto in collera si levò di là, e spediti alcuni senatori a consultare i libri sibillini3052, mentre egli attendeva a far de’ sacrifizii,