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55 ANNALI D'ITALIA, ANNO XVIII. 56

di maggio; e a lui per questa spedizione fu conceduta un’ampia autorità in tutte le provincie di là del mare. Ma Tiberio, per mettere a lui un contrapposto in quelle contrade, richiamato Cretico Silano dalla Soria1, spedì a quel governo Gneo Clapurnio Pisone, uomo violento e poco amico di Germanico. Con costui andò anche Plancina sua moglie, addottrinata, per quanto fu creduto, da Livia Augusta, acciocchè facesse testa ad Agrippina moglie di Germanico. Volle inoltre Tiberio, che Druso Cesare suo figliuolo, lasciato l’ozio e il lusso di Roma, andasse nell’Illirico ad apprendere il mestiere della guerra. Andò egli; ma giunto colà fu forzato a passare in Germania, per cagion delle guerre civili nate fra i Germani non sudditi di Roma. Aspra lite quivi era fra Arminio promotore della libertà, e Maroboduo, che avea preso il titolo di re. Ad una campale battaglia vennero questi due emuli. Fu creduto vincitore Arminio, perchè l’altro per la soverchia diserzione dei suoi si ritirò fra i Marcomanni2. Druso colà si portò con apparenza di voller trattar la pace fra essi. Devastò in quest’anno un fiero tremuoto dodici città dell’Asia, alcune delle quali assai celebri, come Efeso, Sardi, Filadelfia. Tiberio dedicò in Roma varii templi, ma edificati da altri; perchè egli non si dilettò di fabbriche, nè di lasciar magnifiche memorie, per non iscomodar la sua borsa. In Africa si sollevarono i Numidi e i Mori per istigazione di Tacfarinate. Furio Camillo, proconsole di quelle provincie, benchè non avesse al suo comando se non una sola legione e poche truppe ausiliarie, marciò contro quella gran moltitudine di gente, e le mise in fuga. Per tal vittoria si meritò dal senato gli ornamenti trionfali3. Negli ultimi sei mesi dell’anno presente diede fine alla sua vita il poeta Ovidio in Tomi, città posta alle rive del mar Nero, dov’era stato relegato da Augusto. Credesi ancora,[p. 56] che questo fosse l’ultimo anno di vita del celebre storico romano Tito Livio padovano.


Anno di Cristo xviii. Indizione vi.
Tiberio imperadore 5.


Consoli


Claudio Tiberio Nerone imperatore per la terza volta, e Germanico Cesare per la seconda.


Pochi giorni tenne Tiberio il consolato. A lui succedette Lucio Sejo Tuberone; e poscia nelle calende di luglio in luogo di Germanico, fu creato console Cajo Rubellio Blando. Ho aggiunto il prenome di Cajo a Rubellio, secondo la testimonianza di un marmo4 da me dato alla luce. Ma si può dubitare, se il consolato di lui appartenga all’anno presente. Germanico si trovava in Nicopoli, città dell’Epiro, allorchè vestì la trabea consolare5. Visitò egli le città greche, e massimamente Atene, ricevendo dappertutto distinti onori. Passò a Bisanzio e al mar Nero; e finalmente entrato nell’Asia, arrivò a Lesbo, dove Agrippina sua moglie partorì Giulia Livilla. Intanto Gneo Pisone, inviato da Tiberio per proconsole della Soria, raggiunse Germanico a Rodi. Non era ignoto a Germanico il mal animo di costui; pure avendo inteso ch’egli correa pericolo della vita per una fiera tempesta insorta, spedì alcune galee per salvarlo. Neppur giovò questo per ammansarlo. Appena Pisone fu dimorato un giorno in Rodi, che passò in Soria, dove usando carezze e regali si procacciò l’affetto di quelle legioni, lasciando a’ soldati specialmente la libertà di far tutto ciò che loro piacea. Meno non si adoperava Plancina sua moglie, che intanto non si guardava di sparlar dappertutto di Germanico e di Agrippina. Andossene in Armenia Germanico, ed ivi pose per re Zenone figliuolo di Polemone re di Ponto,

  1. Tacit., Annal. lib. II, cap. 43.
  2. Dio., Strabo, Eusebius in Chron.
  3. Hieron. in Chron.
  4. Thes. Novus Inscript., pag. 301, num. 2.
  5. Tacitus, Annal. lib. 2, cap. 54.