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Licinio fece poi morire nell’anno di Cristo 313 per estinguere in lui ogni pretensione al dominio. Sbrigato da questo nemico, Massimiano Erculio ben conosceva che gli restava più da fare con Galerio Augusto, uomo temuto pel suo valore, ma più per la copia e possanza delle sue armi; giacchè ognun prevedeva ch’egli non lascerebbe invendicata la morte di Severo. Pertanto andò in persona a trovare il vecchio Diocleziano che si godeva un delizioso riposo nella sua villa di Salona, per muoverlo a riassumere la porpora imperiale. Gittò i passi, perchè Diocleziano vedeva il mare in burrasca, ed egli se ne voleva stare sicuro sul lido, di là mirando le altrui tempeste. Rivolse dunque Massimiano le speranze e i passi suoi a Costantino Cesare, che nelle Gallie, dopo le vittorie riportate contro ai Franchi, con gran credito di valore e di forze si godeva la pace2956. Per tirarlo nel suo partito, gli disse quanto male potè di Massenzio suo figliuolo, probabilmente esibendo di deporlo; il dichiarò ancora Imperadore Augusto, e gli diede in moglie Flavia Massimiana Fausta sua figliuola, chiamata così nelle medaglie2957, giacchè si suppone che fosse già mancata di vita Minervina sua prima moglie, o pur concubina e madre di Crispo suo primogenito, che fu poi Cesare. Perciò di qui cominceremo a contare gli anni dell’imperio di Costantino. Intanto calò in Italia con poderoso esercito Galerio Augusto, e venne a Roma, con trovare che si era ingannato in credere sufficiente quell’armata ad assediarla, perchè, non avendola mai veduta, non ne sapeva la vasta circonferenza. Arrivato a Terni, spedì Licinio e Probo a Massenzio suo genero, per indurlo a venire a trovarlo, e trattare d’accordo. Se ne rise Massenzio: dal che maggiormente irritato Galerio minacciava l’eccidio al genero, al senato e a tutto il popolo romano2958. Ma seppe anche questa volta Massenzio sedurre una parte della di lui armata, perchè conoscendo costoro quanto fosse vergognosa azione che soldati romani volgessero l’armi contra di Roma lor madre, non durarono fatica ad abbandonar Galerio, per darsi a Massenzio. Avrebbe fatto altrettanto il resto dell’armata di Galerio, s’egli, gittatosi ai lor piedi, non avesse con preghiere e promesse frastornata la lor sollevazione. Sicchè fu costretto a levar l’assedio; e colui che si credeva di far paura a tutti, ebbe per grazia il potersene andare in salvo, pieno non so se più di rabbia o di vergogna. Nel tornarsene addietro, parte per impedire ai nemici il tenergli dietro, e parte perchè così avea promesso ai soldati restati con lui, loro permise di dare il sacco a tutto il paese per dove passò: nella quale occasione commisero tutte quante le enormità che si sogliono praticare nel saccheggio delle nemiche prese città. Ebbe in questa maniera Galerio il comodo di tornarsene nella Pannonia, ma con lasciare in Italia il nome non d’Imperadore, ma di assassino de’ Romani. Mentre tali cose succedeano in Italia, Massimiano Erculio, che dimorava nelle Gallie, avea ben conseguito che il genero Costantino Augusto non si unisse con Galerio, ma non potè già ottenere ch’egli prendesse l’armi contra del medesimo Galerio, ancorchè venissero le nuove ch’esso al maggior segno spelato e scornato se ne scappava dall’Italia. Indispettito il suo cuore per questo, se ne ritornò a Roma, e quivi col figlio Massenzio seguitò a signoreggiare2959. Ma l’ambizioso ed inquieto vecchio non sapea sofferire che si desse la preminenza al figliuolo, benchè da lui avesse ricevuta la porpora, nè che i soldati mostrassero maggior obbedienza ad esso suo figlio che a lui. Perciò pien di veleno cominciò sotto mano a procurar