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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/562


a Diocleziano, era giunta ad inviar Severo ad esso Massimiano, con fargli istanza della porpora cesarea. Venne il dì primo di maggio, cioè il giorno concertato per far la rinunzia suddetta2877. Comparve Diocleziano in un luogo tre miglia lungi da Nicomedia, dove già lo stesso Galerio molti anni prima era stato creato Cesare. Quivi alzato si mirava un trono, quivi era disposta in ordinanza la corte ed armata tutta. Costantino anch’egli, siccome tribuno di prima riga, v’intervenne, e gli occhi di tutti stavano rivolti verso di lui, sperando, anzi tenendo per fermo che sarebbe egli l’eletto per la cesarea dignità: quand’ecco Diocleziano, dopo aver colle lagrime agli occhi confessata h sua inabilità e il bisogno di riposo, e dichiarati i due nuovi Augusti Costanzo Cloro e Galerio Massimino, pronunzia Cesari Severo e Massimino. Stupefatti i soldati, cominciarono a guardarsi l’un l’altro, con chiedere se forse si fosse mutato il nome a Costantino. In questo mentre Galerio fece venire innanzi Daia, chiamato Massimino: e Diocleziano, cavatasi di dosso la porpora, con essa ne vestì il novello Cesare: cioè chi cavato negli anni2878 addietro dal pecoraio e dalle selve, prima fu semplice soldato, poi soldato nelle guardie, indi tribuno, e finalmente Cesare; non più pastore di pecore, ma di soldati, ed assunto a governare, cioè a calpestar l’Oriente, benchè nulla s’intendesse nè di milizie nè di governo di popoli. Diocleziano, ripigliato il suo nome di Diocle, fu mandato in carrozza a riposare in Dalmazia patria sua; e si fermò a Salona. Nè sussiste il dirsi da Malala2879 ch’egli fece la rinuncia in Antiochia, e prese l’abito de’ sacerdoti di Giove in quella città. Galerio Augusto e Massimino Cesare presero le redini, e cominciarono nuove tele per salire anche più alto. Trovavasi allora Massimiano Erculio Augusto in Milano, città, dove solea soggiornar volentieri. Già accennai che quivi egli avea fabbricate suntuose terme. Si può credere che vi edificasse, come lasciò scritto Galvano dalla Fiamma2880, il palazzo imperiale, e un tempio ad Ercole, creduto oggidì la basilica di San Lorenzo. In essa città2881 nel medesimo dì primo di maggio, secondo il concerto, anche lo stesso Massimiano imperadore depose la porpora; dichiarò Costanzo Cloro Augusto e Severo Cesare: il che fatto, per attestato di Eutropio2882 e di Zosimo2883, la cui Storia, mancante negli anni addietro, torna qui a risorgere, si ritirò nei luoghi più deliziosi della Lucania, parte oggidì della Calabria, non già per riposare, siccome vedremo, ma per aspettar venti più favorevoli alla sua non ancor domata ambizione. Il racconto fin qui fatto, e quanto succedette dipoi, ci fa conoscere che questi non per grandezza d’animo, come Aurelio Vittore, Eutropio ed altri gentili dissero, ma per forza lor fatta deposero lo scettro. Sicchè noi miriamo passato l’imperio romano in due novelli Augusti, cioè in Costanzo Cloro e in Galerio, appellato Massimiano il giovine, a distinzione del vecchio deposto; e in due nuovi Cesari, cioè in Severo e Massimino. Le porzioni loro assegnate furono le seguenti. A Costanzo toccò la Gallia, l’Italia e l’Africa, e per conseguente anche la Spagna e Bretagna. A Galerio tutta l’Asia romana, l’Egitto, la Tracia e l’Illirico. Ma, per attestato di Eutropio2884 e di Aurelio Vittore2885, Costanzo, contento del titolo e dell’autorità augustale, e delle provincie a lui già commesse, lasciò a Severo Cesare