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e soldati. Fece istanza Galerio che si udisse il parer d'alcuni uffiziali della corte e dalla milizia. Costoro aderirono tutti a Galerio. Volle parimente Diocleziano udir sopra ciò gli oracoli dei suoi dii e dei sacerdoti gentili. Senza che io lo dica, ognuno concepisce qual dovette essere la loro risposta. Fu dunque stabilito di dar all'armi contra dei professori della fede di Cristo ; e Galerio pretendeva che eglino si avessero da bruciar vivi; ma Diocleziano per allora solamente accordò che senza sangue si procedesse contra di loro.

Diedesi principio a questa lagrimevol tragedia, per attestato di Lattanzio, nel dì 23 di febbraio dell'anno presente, in cui il prefetto del pretorio con una man di soldati si portò alla chiesa di Nicomedia, posta sopra una eminenza in faccia al palazzo imperiale. Rotte le porte, si cercò invano la figura del Dio adorato dai cristiani. Vi si trovavano bensì le sacre scritture, che furono tosto bruciate, e dato il saccheggio a tutti gli arredi e vasi sacri. Stavano intanto i due principi alla finestra, da cui si mirava la chiesa, disputando fra loro, perchè Galerio insisteva che se le desse il fuoco, ma con prevalere la volontà di Diocleziano, che quel tempio si demolisse, per non esporre al manifesto pericolo d'incendio le case contigue. Restò in poche ore pienamente eseguito il decreto , e nel dì seguente si vide pubblicato un editto (1), con cui si ordinava l'abbattere sino ai fondamenti tutte le chiese dei cristiani, il dar alla fiamme tutti i lor sacri libri, con dichiarar infame ogni persona nobile, e schiavo ciascun della plebe che non rinunziasse alla religion di Cristo. Tale sul principio fu l'imperial editto, a cui poscia fu aggiunto che si dovessero cercar tutti i vescovi, ed obbligarli a sagrifigare ai falsi dii. Finalmente si arrivò a praticare i tormenti e le scuri ; onde poi venne tanta copia di martiri che illustrarono la fede di Gesù Cristo, e servirono col loro sangue a maggiormente assodarla e a renderla trionfante nel mondo. Poco dopo la pubblicazion di questo editto si attaccò il fuoco due volte al palazzo di Nicomedia (1), dove abitavano Diocleziano e Galerio, e bruciò buona parte. Costantino, che fu poscia Augusto, e si trovava allora in quella città, in una sua orazione (2) ne attribuisce la cagione ad un fulmine e fuoco del cielo. Lattanzio tenne, all'incontro, per certo che autor di quell'incendio fosse lo stesso Galerio Cesare, par incolparne poscia i cristiani, e maggiormente irritar Diocleziano contra di loto, siccome avvenne. Non aspetti da me il lettore altro racconto di questa famosa terribil persecuzione del popolo cristiano, dovendosi prendere la serie della medesima da Eusebio (3), dal cardinal Baronio (4), dal Tillemont (5), dagli Atti dei santi del Bollando (6), in una parola dalla Storia ecclesiastica.

    Circa questi tempi, per quanto si raccoglie da Eusebio (7), tentarono alcuni di farsi imperadori della Melitene, provincia dell'Armenia, e nella Soria. Di tale movimenti altro non sappiamo se non ciò che il Valerio osservò presso Libanio sofista (8) : cioè che un certo Eugenio capitano di cinquecento soldati in Seleucia fu forzato dai medesimi a prendere la porpora perchè non poteano più reggere alle fatiche loro imposte di nettare il porto di quella città. S'avvisò egli di occupare Antiochia, ed ebbe anche la fortuna di entrarvi con quel pugno di gente ; una sollevatosi contra di lui il popolo d'essa città, non passò la notte che tutti quei masnadieri furono morti o presi. La bela ricompensa che per questo atto di fedeltà ebbero gli Antiocheni da Diocleziano, fu che i principali uffiziali delle(1) Euseb., Histor. Eccles., lib. 8 cap. a