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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/553


fra loro se si avea da dar mano alla pace. Pretendeva Galerio che si seguitasse la vittoria2819, in guisa che si facesse della Persia una provincia soggetta all’imperio romano. Ma Diocleziano, che la volea finire, e più dell’altro scorgeva quanto fosse malagevole il tenere in ubbidienza quel vasto regno, si ridusse a più discrete pretensioni. Fu dunque spedito a Narse il segretario Sicorio Probo, il quale, trovato il re nella Media vicino al fiume Asprudis, fu molto onorevolmente accolto; ma non ebbe sì tosto udienza, perchè Narse volle dar tempo a’ suoi fuggiti dalla battaglia di comparir colà. L’udienza fu fatta alla presenza del solo Afarban e di due altri; e Probo dimandò che il re cedesse ai Romani cinque provincie poste di qua dal fiume Tigri verso la di lui sorgente, ciò l’Intelene, la Sofene, l’Arzacene, la Carduene e la Zabdicene. Pretese inoltre che il Tigri fosse il divisorio delle monarchie, Nisibi il luogo di commercio fra le due nazioni; che l’Armenia sottoposta ai Romani arrivasse fino al castello di Zinta sui confini della Media; e che il re d’Iberia ricevesse la corona dall’imperatore. A riserva dell’articolo Nisibi, Narse accordò tutto, e rinunziò ad ogni sua pretensione sopra la Mesopotamia: con che seguì la pace, e furono restituiti i prigioni. Gloria ed utilità non poca provenne dalla suddetta vittoria all’imperio romano; perchè, a testimonianza di Rufo Festo2820, durò la stabilita pace sino ai suoi giorni, cioè per quaranta anni, avendola rotta i Persiani solamente verso il fine del governo di Costantino, per riaver le provincie cedute, siccome in fatti le riebbero. Galerio per questa sì fortunata campagna si gonfiò a dismisura; e, siccome avvertì Lattanzio2821, prese i titoli fastosi di Persico, Armeniaco, Medico e Adiabenico, quasichè egli avesse soggiogate tutte quelle nazioni. Quel che è più ridicolo, da lì innanzi egli affettò il titolo di figliuolo di Marte, laonde Diocleziano cominciò a temer forte di lui. Si sa che nel presentare a Galerio le lettere di esso Diocleziano col titolo consueto di Cesare, più volte egli esclamò dicendo: E fin a quando io dovrò ricevere questo solo titolo? Potrebbe essere che nel presente anno ancora Massimiano Augusto e Costanzo Cloro Cesare riportassero altre vittorie dal canto loro contra dei Barbari; ma giacchè il tempo preciso delle loro imprese non si può fissare, parlerò dei loro fatti negli anni seguenti.




Anno di Cristo CCXCVIII. Indizione I.
MARCELLINO papa 3.
DIOCLEZIANO imperadore 15.
MASSIMIANO imperadore 13.

Consoli

ANICIO FAUSTO e VIRIO GALLO.

Così ho io descritto i nomi di questi consoli, appoggiato a due iscrizioni che si leggono nella mia Raccolta2822, senza dare a Fausto il secondo consolato, come alcuno ha tenuto; e con chiamare il secondo console Virio, e non Severo, come fa la Cronica Alessandrina. Artorio Massimo, per attestato degli antichi cataloghi, fu prefetto di Roma in questo anno. Potrebbe essere che all’anno presente appartenesse la guerra fatta da Costanzo Cesare contra degli Alamanni. Eusebio2823 la riferisce circa questi tempi. Eutropio2824 e Zonara2825 ne parlano prima della guerra di Persia. Erano in armi gli Alamanni, e con poderoso esercito venuti alla volta di Langres nelle Gallie, sorpresero in maniera Costanzo, che fu forzato a ritirarsi precipitosamente colle sue genti. Pervenuto a quella città, vi trovò chiuse le porte, per timore che