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dunque un possente esercito2813, massimamente di veterani e di Goti nell’Illirico e nella Mesia, con esso passò nell’Armenia, per azzuffarsi di nuovo col re persiano. Diocleziano anch’egli con molte forze si avvicinò ai confini della Persia nella Mesopotamia, per fiancheggiar Galerio, ma lungi dai pericoli. Mirabile fu questa volta la circospezione e sagacità di Galerio, dopo aver imparato dianzi alle sue spese. In persona con due soli compagni andò egli prima a spiare l’armata nemica, e seppe sì ben disporre le insidie e cogliere il tempo, che, assalito all’improvviso il campo nemico, superiore bensì di forze, ma impedito da gran bagaglio, interamente lo disfece con orrido macello della gente persiana. Scrive Zonara2814 che il re loro se ne fuggì portando seco per buona ricordanza del fatto una ferita. Ma restò prigioniera la di lui moglie, o pure, come altri vogliono, le di lui mogli, sorelle e figliuoli dell’uno e l’altro sesso, con assaissime altre persone della prima nobiltà della Persia. Lo spoglio del campo nemico fu d’immense ricchezze, e ne arricchirono tutti i soldati. Ebbe cura Galerio, per attestato di Pietro Patrizio2815, che fossero trattate con tutta proprietà e modestia le principesse prigioniere: atto sommamente ammirato dai Persiani, i quali furono forzati a confessare che i Romani andavano loro innanzi, non meno nel valore dell’armi che nella pulizia de’ costumi. Avrà pena il lettore a credere ad Ammiano Marcellino2816, allorchè racconta, che avendo un soldato trovato in quell’occasione un sacco di cuoio, se pur non fu uno scudo, dove era gran quantità di perle, gittò via le perle, contento del solo scudo o sacco: tanto erano allora le armate romane lontane del lusso, e ignoranti nelle cose di vanità. Certo un grande ignorante dovea essere costui! Giovanni Malala2817 lasciò scritto che Arsane regina di Persia, rimasta prigioniera, fu condotta ad Antiochia, ed ivi nel delizioso luogo di Dafne per alcuni anni con tutto onore mantenuta da Diocleziano, finchè, fatta la pace, fu restituita al marito. Aggiunge ch’esso Augusto per la vittoria suddetta provar fece a tutte le province la sua liberalità. Ma non sussiste che per alcuni anni durasse la prigionia della regina persiana. Imperciocchè Narse, dopo essere fuggito sino alle parti estreme del suo reame, rivenne in sè stesso, e spedì a Galerio uno de’ suoi più confidenti2818, per nome Afarban, affinchè umilmente il pregasse di pace, con dargli un foglio in bianco per quelle condizioni che più piacessero ad esso Galerio. Nè altro chiedeva quel re, fuorchè la restituzion delle sue donne e de’ suoi figliuoli, perchè nel resto sperava buon trattamento dalla generosità romana, la quale non vorrebbe troppo eclissata la monarchia persiana, cioè uno dei due occhi, o pur dei due soli che si avesse allora la terra. L’ambasciata andò; e Galerio in collera rispose che non toccava ai Persiani il domandare ad altrui della moderazion nella vittoria dopo gl’indegni trattamenti da lor fatti a Valeriano Augusto, e che egli restava più tosto offeso delle lor preghiere. Nientedimeno voleva ben ricordarsi del costume de’ Romani, avvezzi a vincere i superbi e resistenti, e a trattar bene chi si sottometteva. Con questo licenziò l’ambasciatore, dicendogli che il di lui padrone sperasse di riveder presto persone a lui tanto care. Venne Galerio a Nisibi nella Mesopotamia, dove si trovava Diocleziano, per conferir seco le proposizioni del re nemico. Con grande onore fu allora ricevuto, e si trattò