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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/549


e Bucherio, fu esercitata da Cassio Dione in quest’anno, nel quale mancò di vita Caio romano pontefice2785. A lui succedette nella sedia di San Pietro Marcellino. Fecondo di vittorie fu l’anno presente ai principi romani, se pur si può accertare nella cronologia di quei fatti, fatti per altro certissimi. Costanzo Cesare, ardendo sempre di voglia di riacquistar la Bretagna, con torla dalle mani dell’usurpatore Alletto2786, teneva già in ordine buon esercito e poderose flotte per far vela verso colà. Ma sospettando che i Franchi ed altri popoli della Germania, allorchè vedessero lui impegnato nella guerra oltre mare, secondo il lor uso, tentassero d’inquietar le Gallie, raccomandossi a Massimiano Augusto, padrigno di sua moglie, pregandolo di venir alla difesa di que’ confini. Venne in fatti, per attestato d’Eumenio, Massimiano al Reno, e bastante fu la sua presenza a tenere in briglia i popoli nemici. Intanto con ardore incredibile si mossero le flotte di Costanzo verso la Bretagna. Su quella ch’era a Gesoriaco, cioè a Bologna di Picardia, s’imbarcò egli; ed ancorchè il mare fosse gonfio, e poco favorevole il vento, pure animosamente sciolse dal lido. Pervenuto questo avviso all’altra flotta preparata alla sboccatura della Senna, accrebbe il coraggio a quei soldati e marinari in maniera, che al dispetto del tempo contrario si mossero anch’essi. Era comandante d’essa Asclepiodoto prefetto del pretorio. Riuscì a questa col benefizio d’una densa nebbia di andar a dirittura con prospero cammino nella Bretagna, senza essere scoperta da Alletto, che colla sua s’era postato in osservazione all’isola Vetta, oggidì di Wight. Appena ebbe Asclepiodoto afferrato il lido, e sbarcate le truppe e le munizioni tutte, che fece dar fuoco alle navi, acciocchè i suoi, veggendosi tolta la speranza d’ogni scampo, sapessero che nelle lor sole braccia era riposta la salute, ed anche per impedir che que’ legni non cadessero in poter de’ nemici. Atterrito Alletto parte dalla notizia che Costanzo veniva contra di lui con una flotta, e che l’altra, già pervenuta in terra ferma, minacciava tutte le sue città, lasciata andare l’armata sua navale, co’ suoi se ne ritornò anch’egli indietro, e si mise in campagna contra di Asclepiodoto. Senza aspettare di aver unite tutte le sue forze, e senza nè pur mettere in ordine di battaglia quelle che seco avea, coi soli Barbari di suo seguito assalì egli dipoi i Romani. Rimase sconfitto, ed anch’egli lasciò nel combattimento la vita, con essersi poi appena potuto discernere il cadavero suo, per aver egli deposto l’abito imperiale, che avrebbe potuto farlo conoscere nella zuffa o nella fuga. Ma forse molto più tardi accadde la caduta di costui. Intanto la flotta, dove era Costanzo Cesare, più per accidente che per sicura condotta, a cagion delle folte nebbie, imboccò il Tamigi, e per esso si spinse fino alla città di Londra. L’arrivo suo fu la salute di quel popolo; imperciocchè essendosi ridotti colà i Franchi ed altri Barbari che si erano salvati dalla rotta di Alletto, mentre concertavano fra loro di dare il sacco alla città, e poi di fuggirsene, eccoli giugnere loro addosso Costanzo colle sue milizie, e tagliarli tutti a pezzi, con salvar le vite e i beni di que’ cittadini. Così in poco tempo tutto quel paese della Bretagna, che ubbidiva già all’aquile romane, tornò alla division di Costanzo, con estremo giubilo di quei popoli, per vedersi liberi dai tiranni e dai Barbari ausiliarii, e più perchè trovarono in Costanzo non un nemico, nè un vendicativo, ma un principe pien di clemenza. Perdonò egli a tutti, ed anche ai complici della ribellione2787, e fece restituire ai particolari tutto quanto era stato loro tolto o dai tiranni passati, o