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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/535


Diocleziano nemico di Carino sul principio dell’anno presente? Però la legge che si dice data nelle calende di questo anno, Diocletiano II Augusto, et Aristobulo Coss., o è fallata nel mese, o pure Diocleziano, rimasto solo nell’imperio, fece mutar la data, come ora sta. Sembra dunque credibile ciò che Idacio2691 scrisse ne’ Fasti: cioè che Carino in Occidente con Aristobolo, e Diocleziano in Oriente con altro collega prendessero il consolato. Essendo poi riuscito a Diocleziano, il più furbo uomo del mondo, di sedurre secretamente Aristobolo ed altri del partito di Carino ad essere traditori del loro principe, dal che venne la caduta di esso Carino Diocleziano dipoi, per premiar Aristobolo, il lasciò continuar seco nel consolato, con volere che da’ precedenti atti si cancellasse il nome di Carino, e si leggesse in essi il solo suo e di Aristobolo. Alla rovina poi di Carino sommamente contribuì il discredito ch’egli s’era guadagnato colla enormità de’ suoi vizii e col suo vivere troppo sregolato. Il ritratto a noi fatto da Vopisco2692 cel rappresenta per uomo dato solo ai piaceri, ed anche più illeciti, perduto nel lusso, e con testa insieme leggiera. Nove mogli l’una dopo l’altra aveva preso, ed anche aveva ripudiate, rimandandole gravide per lo più. Abborrì e cacciò in esilio i suoi ottimi amici, per prenderne de’ pessimi. I posti principali erano da lui conferiti a gente infame. Uccise il suo prefetto del pretorio, e in suo luogo mise Matroniano, antico mezzano delle sue libidini. Diede anche il consolato ad un suo notaio della medesima scuola, ed empiè il palazzo di buffoni, meretrici, cantori e ruffiani. Per non durar la fatica di sottoscrivere le lettere e i decreti, si serviva della mano di un complice dei suoi impuri eccessi. Aggiungasi che di varii atti della sua crudeltà parla Eutropio2693; al qual vizio si aggiunse ancora l’alterigia, leggendosi questa nelle superbe lettere che scriveva al senato e nel poco rispetto che portava ai consoli, anche prima di essere imperadore. Ne’ suoi conviti, ne’ suoi bagni si notava una pazza prodigalità. In somma tali erano le di lui perverse inclinazioni e scapestrata vita, che l’imperador Caro ebbe più d’una volta a dire: Costui non è mio figlio; e fu creduto che esso suo padre meditasse di levarlo dal mondo per non lasciar dopo di sè successore sì indegno. Soggiornava probabilmente tuttavia nelle Gallie Carino, quando gli giunsero gli avvisi della morte di Numeriano suo fratello, e che Diocleziano in Oriente, Giuliano Valente nell’Illirico erano stati proclamati Augusti. Laonde2694, raunate quante forze potè, si mosse per abbattere, se poteva, cotali competitori. Girata l’Italia, e venuto nell’Illirico, diede battaglia ad esso Valente, ed ebbe la fortuna di vincerlo e di levargli la vita. Continuato poscia il viaggio, arrivò nella Mesia, dove gli fu a fronte Diocleziano coll’esercito suo. Seguirono fra loro varii combattimenti; ma finalmente tra Viminacio e Murgo si venne ad una giornata capitale, in cui riuscì a Carino di rovesciar l’armata nemica e d’inseguirla. Erano molti de’ suoi, per attestato di Aurelio Vittore2695, disgustati di un sì sfrenato Augusto, perchè non erano salve dalla di lui libidine le mogli loro; e pensando che, s’egli restava vincitore e solo padron dello imperio, maggiormente imperverserebbe, e verisimilmente ancora mossi dalle offerte segrete di Diocleziano, nell’inseguir ch’egli faceva i fuggitivi, lo stesero morto con più ferite a terra. Così in poco più di due anni mancò l’imperador Caro colla sua prole; e Diocleziano Augusto rimasto assodato sul trono