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ne trovo io vestigio. Nella Cronica Alessandrina2663 sotto quest’anno, oltre Caro e Carino, sono chiamati consoli Diocleziano e Basso. Di questi due consoli sustituiti pare che s’incontri memoria in un marmo da me pubblicato2664. Noi vedremo in fatti fra poco Diocleziano console per la seconda volta: segno di un precedente consolato. Fu in quest’anno prefetto di Roma Titurio Robusto o Roburro. Alcune leggi ci fan vedere Carino e Numeriano decorati col titolo d’Imperadori Augusti: il che vien confermato da Zonara2665; ma è incerto il mese in cui dal padre fossero presi per colleghi dell’imperio. La mente di Probo, terrore de’ Barbari, avea fatto calar l’orgoglio ai Sarmati. Ma da che costoro il seppero estinto, si prepararono di nuovo per invadere l’Illirico e la Tracia, con isperanza ancora di maggiori progressi. Mossi dalle lor contrade, trovarono lo Augusto Caro coll’armi in mano, il quale lasciò loro un buon ricordo del valore romano2666, con ucciderne sedici mila, e farne venti mila prigionieri. Di più non vi volle a rimettere la pace nell’Illirico. Forse avrebbe fatto di più Caro, se i movimenti de’ Persiani non l’avessero chiamato in Oriente a quell’impresa che già era disegnata da Probo, e desiderata dall’esercito suo, per isperanza di fare maggior bottino quivi che nei paesi dei Barbari settentrionali. Non si sa che egli, prima d’imprendere il viaggio di Levante, venisse a Roma. Ne dà qualche indizio Vopisco2667, con dire che Diocleziano, udendo lodar i giuochi teatrali e circensi, dati da Caro in Roma, rispose che Caro s’era ben fatto ridere dietro nell’imperio suo. Ma anche in lontananza di esso Caro si poterono far quegli spettacoli. Quel ch’è certo, si portò Caro col suo esercito nella Mesopotamia, ed essendosene ritirati i Persiani, senza difficoltà la ricuperò tutta. Di là entrato nel territorio persiano, arrivò sino a Ctesifonte, capitale allora della Persia. Eutropio2668 e Zonara2669 scrivono ch’egli la prese insieme con Seleucia; per la quale impresa gli fu dato il titolo di Partico. Vero è che da’ Persiani gli fu voltato addosso un canale del fiume Tigri; tuttavia egli pieno di gloria si ritirò in luogo sicuro coll’esercito suo: sicuro, dissi, dai nemici persiani, ma non già dai domestici, essendo anche negli antichi tempi stato disputato di qual genere di morte terminasse i suoi giorni2670. Ma comune opinione si è ch’egli in vicinanza del fiume Tigri cadesse infermo, e sopraggiunto un temporale sì nero, che dei suoi cortigiani uno non vedeva l’altro, scoppiò un fulmine, da cui morisse soffocato, e che nello stesso tempo si attaccasse il fuoco alla sua tenda. Altri dissero che i di lui camerieri, disperati al mirarlo morto, appiccarono il fuoco alla tenda medesima, ma ch’egli era mancato di vita per la malattia in quel brutto frangente. Tal fu la relazion di sua morte inviata al prefetto di Roma. Se in ciò intervenisse malizia alcuna umana, non v’ha che Dio che lo sappia. Fu egli deificato2671, secondo il sacrilego stile de’ Romani gentili. Fra le molte favole che s’incontrano nella Cronografia di Giovanni Malala2672, vi sono ancor queste, cioè che Caro diede il nome di Caria ad una delle provincie di Oriente, siccome ancora il nome alla2673 città di Caras nella Mesopotamia; e ch’egli tornato a Roma, nel far poi guerra contro gli Unni, restò ucciso, essendo consoli Massimo e Gennaro, cioè nell’anno 288. Verso il fine dell’anno vien creduto che seguisse la morte di Caro, e per cagion di essa restarono imperadori Carino e