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avvertito Probo, ne fece querela a Mauro Vittorino, perchè sulla raccomandazione di lui gli avesse dato quel governo. Vittorino per questo andò a trovare in Bretagna l’amico, ed ebbe maniera di farlo trucidare. Qualche sedizion di gladiatori fu anche in Roma, e con esso loro si unirono molti della plebe romana, laonde fu d’uopo che Probo mandasse dell’armi a Roma per soggiogarli. Il che pienamente gli riuscì.




Anno di Cristo CCLXXXI. Indizione XIV.
EUTICHIANO papa 7.
PROBO imperadore 6.

Consoli

MARCO AURELIO PROBO AUGUSTO per la quarta volta e TIBERIANO.

Prefetto di Roma fu Ovinio Paterno2641 in quest’anno. Resta tuttavia in disputa il tempo, in cui Probo Augusto entrasse trionfante in Roma. Ma certo sembra più proprio questo che gli altri, giacchè dopo tante vittorie contro le nazioni barbare, e dopo aver restituita la pace a tutto l’imperio romano, potè egli finalmente venir a cogliere gli allori e i plausi nella dominante città2642. In questo suo trionfo precedevano varie schiere di nazioni barbariche da lui vinte. Diedesi poi una caccia magnifica di fiere nel circo, del quale era stata formata una selva, con trasportarvi gli alberi interi colle loro radici. Vi si videro mille struzzoli ed altrettanti cervi, cignali, caprioli, ibici ed altri animali che mangiano erba; e se ne lasciò la preda al popolo. Nel dì seguente si fecero comparire nell’anfiteatro cento lioni colle lor giubbe o crini, che coi ruggiti formavano una specie di tuono. Furono tutti uccisi, ma con ispettacolo che diede poco divertimento o piacere al popolo. Lo stesso avvenne di ducento leopardi, di cento lionesse e di trecento orsi. Si fecero ancora combattimenti di gladiatori, condotti in numero di trecento paia; e Probo diede un ricco congiario al popolo. Aveva egli fin sul principio del suo governo rimesse in piedi le appellazioni dai processi e da altri primarii magistrati al senato, come era ne’ vecchi tempi, e conceduto al medesimo senato di mandare i proconsoli, e di dar loro i legali, o vegliam dire i luogotenenti, e il gius pretorio ai governatori nelle provincie; volendo ancora che le leggi da esso Augusto fatte venissero confermate con decreto del medesimo senato. Tanta autorità restituita a quell’insigne corpo, per cui pareva ai senatori d’essere tornati ai tempi di Augusto, procacciò a Probo un gran plauso e lode. In questi tempi poi di pace, affinchè i soldati non si guastassero nell’ozio, gl’impiegò in varie faccende, specialmente in piantar vigne nelle colline delle Gallie, della Pannonia e della Mesia, permettendo ad ognuno2643, e massimamente ai popoli delle Spagne, di aver delle vigne: licenza che dopo Domiziano non era conceduta a tutti. Giuliano Apostata2644 scrive che Probo nel breve corso del suo imperio rifabbricò ed ornò ben settanta varie città. E da Giovanni Malala2645 abbiamo ch’esso Augusto adornò in Antiochia il Museo e il Ninfeo con de’ musaici; siccome ancora ordinò che l’erario pubblico di quella città contribuisse de’ salarii annuali, affinchè gratuitamente la gioventù di Antiochia fosse istruita nelle lettere.