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di vittorie passava l’Augusto Probo di un paese in un altro. Dalla Soria dunque mosse egli contro ai popoli Blemmii, confinanti all’Egitto. Costoro, o per forza, o perchè chiamati da qualche congiurato, s’erano impadroniti di Copto e di Tolemaide, città egiziane, che presto cederono alle forze dell’armata romana, con istrage dei difensori2618. Ed essendo mandati molti di costoro a Roma prigionieri, per la sparutezza e novità del volto e del portamento loro, furono oggetto di stupore a chiunque li mirava. La sconfitta di que’ popoli, giudicati in que’ tempi il terrore de’ lor vicini, diede molto da paventare al re di Persia, creduto Narseo o Narsete. Probo Augusto in fatti meditava di fargli guerra, quando sopraggiunsero i di lui ambasciatori, dimandando pace con assai umiltà. Probo con sostenutezza gli accolse, non volle ricevere i regali a lui inviati, con dire che si maravigliava come il re loro inviasse così poca cosa ad un principe, il quale, qualor gli piacesse, diverrebbe padrone di tutto il di lui paese. Con tale risposta li rimandò spaventati e confusi. Cresciuta perciò la paura ne’ Persiani, di nuovo spedirono legati con esibizioni tali, che Probo soddisfatto conchiuse pace con loro. Fu di parere il padre Petavio che appartenesse più tosto a Probo ciò che Sinesio2619 attribuisce a Carino Augusto, con iscrivere che, avendo il re persiano fatta qualche ingiuria ai Romani, l’imperadore marciò per l’Armenia colla sua armata contra di lui. Giunto sulla cima della montagna, onde si scopriva la pianura della Persia, con quella vista rallegrò i suoi soldati, dicendo essere quello il paese, dove avrebbono sguazzato nella abbondanza, e che pazientassero per ora il difetto di molte cose. Quindi, postosi a tavola sopra l’erba, fece portare il suo pranzo, consistente in una sola scudella di piselli, e in qualche pezzo di porco salato; ed eccoti l’avviso di essere arrivati gli ambasciatori persiani. Senza muoversi, senza mutarsi d’abito, mentre era vestito di una casacca di porpora, ma di lana, e con un cappello in testa, perchè calvo affatto, diede loro udienza; e disse che se il re loro non provvedeva, vedrebbe in breve tutte le di lui campagne sì nude d’alberi e grani, come la sua testa era di capelli, e, così dicendo, si levò il cappello. Esibì a que’ legati la sua tavola, se aveano bisogno di mangiare; se no, che se ne andassero. La relazione da costoro fatta al re di un imperadore e di un’armata sì poco curante delle delizie e del lusso, talmente accrebbe il terror dei Persiani, che il re stesso in persona fu a visitar l’imperadore, e ad accordargli tutto ciò ch’egli desiderava. Noi non sappiamo che Carino facesse guerra a’ Persiani; abbiamo bensì da Vopisco2620, e lo vedremo fra poco, avere l’imperador Caro portate felicemente l’armi contra di loro; e però potersi a lui più tosto che a Carino riferir questo fatto. Contuttociò convien esso meglio a Probo, a cui bastò di far paura ai Persiani, senza adoperar l’armi per farsi rispettare.




Anno di Cristo CCLXXX. Indiz. XIII.
EUTICHIANO papa 6.
PROBO imperadore 5.

Consoli

MESSALA e GRATO.

Un marmo rapportato dal Malvasia2621 ci fa vedere un Lucio Pomponio Grato due volte console. Non è improbabile che ivi si parli del console dell’anno presente. Lasciato ch’ebbe lo Augusto Probo in una invidiabil pace l’Oriente, se ne ritornò in Europa. Fermatosi nella Tracia, ricorsero a lui i Bastarni, popolo barbaro abitante verso le bocche del Danubio, forse perchè