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combatterono contra di tali assassini, con obbligar quelli che non restarono vittima delle spade romane a ritirarsi ne’ lor paesi. Ciò fatto, si preparava Tacito per tornare in Europa, quando la morte venne a trovarlo2593, chi dice in Tarso, chi in Tiana e chi nel Ponto; e non avendo regnato che sei mesi e giorni, secondo i conti d’alcuni, si conghiettura ch’egli finisse di vivere nell’aprile dell’anno presente. Restava tuttavia indeciso ai tempi di Vopisco s’egli mancasse di vita per malattia naturale, oppure perchè ucciso. Convengono gli scrittori greci2594 che violenta fosse la morte sua. Intorno a ciò scrive Zosimo che avendo Tacito mandato per governator della Soria Massimino suo parente, costui maltrattò in maniera i magistrati della città, che tutti cospirarono contra di lui, e gli levarono la vita. Temendo poscia coloro di ricevere da Tacito il meritato gastigo, unitisi con quegli uccisori di Aureliano che restavano anche vivi, tali insidie tramarono ad esso Augusto Tacito, che il levarono dal mondo. Nulla di più sappiamo di lui, e neppur ne seppero gli autori della Storia Augusta, se non che2595 a Terni gli fu alzata una memoria sepolcrale con istatua, che poi restò atterrata ed infranta da un fulmine. Certo il suo senno e l’amore del pubblico bene poteano far sperare da lui delle gloriose imprese; ma il corto suo vivere gl’impedì il fare di più. Stento io a credere a Vopisco2596, quando scrive, aver egli comandato che il mese di settembre si appellasse Tacito, non parendo propria di un sì saggio vecchio Augusto una sì pueril vanità. Dopo la caduta di Tacito, Marco Annio Floriano, suo fratello uterino e prefetto del pretorio, quasi che l’imperio fosse ereditario, si fece proclamare Imperadore Augusto da’ suoi soldati, e non tardò a spedirne l’avviso al senato romano, il quale non fece difficoltà ad accettarlo. Ma ritrovandosi allora Probo generale dell’armi romane in Soria, quell’armata, appena udì la morte di Tacito, che a gran voce chiamò imperadore esso Probo. Fece egli, almeno apparentemente, non poca resistenza, siccome personaggio che non avea, per quanto egli dicea, mai desiderato quell’onore2597, protestando specialmente a que’ soldati che non troverebbono vantaggio in volerlo innalzare, perchè egli era uomo poco indulgente. Tuttavia gli convenne cedere, e tanto più perchè dopo un tal atto sarebbe riuscito pericoloso a lui il dimorare in istato privato. Perciò ecco insorgere una guerra civile. Floriano fu riconosciuto per imperadore a Roma, e per tutte le provincie dell’Europa e dell’Africa, ed anche in Asia sino alla Cilicia; laddove solamente la Soria, la Fenicia, la Palestina e l’Egitto si sottomisero a Probo, pochissima parte di mondo in paragone dell’altra. Dimorava allora Floriano verso lo stretto di Bisanzio, dove avea ristretti gli Sciti rimasti sbanditi nell’Asia, quando gli giunse l’avviso d’aver per competitore Probo. Lasciati dunque andare i Barbari, si mise in arnese per procedere coll’armi contra di lui, e passò nella Cilicia. Probo, all’incontro, perchè si sentiva assai inferiore di forze, ad altro non pensò che a prepararsi per la difesa, e a tirare in lungo la guerra, quando arrivò il caldo della stagione, il quale ardente in quelle parti non solamente si fece sentir molestissimo ai soldati di Floriano, la maggior parte europei, e piuttosto usati al freddo, ma li fece anche cadere per la maggior parte malati. Di ciò informato Probo si accostò coll’esercito suo a Tarso, dov’era Floriano; e benchè uscissero in ordine di battaglia i soldati di lui, pure non osarono azzardarsi che ad alcune scaramuccie. Pertanto, inquieti al veder così indebolita