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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/518


A riserva del popolo romano, che veramente l’amava per i molti benefizii già ricevuti o che si speravano2582, pochi altri gli portavano affetto: a colpa della sua severità, anzi crudeltà, di cui sovente abbiam recate le pruove. Il senato romano, e fino i suoi proprii cortigiani, non amore, ma bensì timore aveano di lui2583. Accadde ch’egli un dì minacciò gravemente Mnesteo, uno dei suoi segretarii, per qualche fallo. Erote vien chiamato da Zosimo2584. Costui, siccome pratico che Aureliano non minacciava, mai da burla, e che se minacciava, non sapeva perdonare, essendosi molto prima avvezzato a contraffare il carattere del padrone, formò un biglietto, mettendovi col suo i nomi di molti altri, co’ quali Aureliano era in collera, e di altri ancora che non erano stati minacciati da lui, come destinati tutti dal sanguinario Augusto alla morte; ed esagerando poi la necessità di salvare sè stessi, con levare dal mondo quello spietato carnefice. Abbiam veduto altri Augusti condotti a morte per sì fatte liste di cortigiani destinati a perire. Dubitar si potrebbe che alcuna di esse fosse a noi venuta dalle sole dicerie dei novellisti. Quel ch’è certo, si trovava allora Aureliano in un luogo chiamato Caenophrurium, cioè Castelnuovo, posto fra Bisanzio ed Eraclea. Quivi gli uffiziali animati da Mnesteo contra di lui, preso il tempo che Aureliano era con poche guardie, lo stesero morto a terra con varie ferite. Vopisco2585 scrive ch’egli morì per mano di Mucapor, uno de’ suoi generali. Altre particolarità di questo fatto non ha a noi conservato la storia. Essendo giunta a Roma la nuova di sua morte nel dì 3 di febbraio per attestato del medesimo storico, vegniamo a conoscere che alquanti giorni prima del fine di gennaio dell’anno presente dovette succedere la di lui tragedia. Scoprissi dipoi la furberia di Mnesteo, e ne fu fatta aspra vendetta, con legarlo ad un palo ed esporlo ad essere divorato dalle fiere. Gli altri da lui ingannati gran pentimento ebbero d’aver bagnate le mani nel sangue del loro principe, e parte vennero allora uccisi dai soldati, parte poi dai successori Augusti Tacito e Probo. Funerali magnifici furono fatti al defunto imperadore dall’armata, la quale anche scrisse al senato e popolo romano coll’avviso del funesto successo, e con premura, perchè Aureliano fosse aggregato al catalogo degli dii. Tacito, che fu poi imperadore, il primo allora dei senatori, quegli fu che dopo un bell’elogio alla memoria di Aureliano, fu il primo a decretargli tutti gli onori divini. E certamente non si può negare ad Aureliano la gloria di uno de’ più insigni imperadori romani, per aver egli in sì poco tempo rimesso in piedi e liberato dai nemici interni ed esterni tutto l’imperio romano, con disposizione di far altre mirabili imprese, se non gli fosse stato sul più bello troncato il filo della vita. Era egli tuttavia vegeto d’età, e questa la sapeva egli conservare colla sobrietà del vivere; e se si ammalava, non correva giù a chiamar i medici, ma curava egli stesso i suoi mali con una dieta rigorosa. La sua soverchia severità, benchè gli partorisse l’odio di molti, pure riuscì di grande utilità alla repubblica, perchè levò di mezzo o cacciò in esilio i cervelli torbidi, cabalisti e perturbatori della quiete pubblica. Specialmente perseguitò egli i delatori, cioè gli accusatori, tanto ben veduti sotto altri precedenti governi. Non la perdonava nè pure ai suoi medesimi parenti e familiari. E la moderazione sua nel vestire si stendeva anche alla moglie e alla figliuola, alle quali, perchè pur volevano una veste di seta, rispose, troppo costare una tela che si vendeva a peso d’oro. Altre sue lodevoli doti rammenta Vopisco. Ma a questo