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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/508


sua severità, anzi crudeltà. Imperocchè2516, pien di furore per le sedizioni che nate ivi dicemmo, con voce che fossero state tese insidie2517 a lui stesso e al governo, condannò a morte gli autori di quelle turbolenze. Vopisco, tuttochè suo panegirista, confessa che egli troppo aspra e rigorosa giustizia fece. E tanto più ne fu biasimato, perchè non perdonò nè pure ad alcuni nobili senatori, fra’ quali Epitimio, Urbano e Domiziano; ancorchè di poco momento fossero, e meritassero perdono alcuni loro reati, e questi anche fondati nella accusa di un sol testimonio. Prima era forse amato Aureliano; da lì innanzi cominciò ad essere solamente temuto; e la gente dicea, non altro essere da desiderare a lui che la morte, e ch’egli era un buon medico, ma che con mal garbo curava i malati. Anche Giuliano Augusto2518 Apostata l’accusa di una barbarica crudeltà, ed Aurelio Vittore2519 con Eutropio2520 cel rappresenta come uomo privo di umanità e sanguinario, avendo egli levato di vita fino un figliuolo di sua sorella. Tal sua barbarie pretende Ammiano2521 che si stendesse sotto varii pretesti, spezialmente sopra i ricchi, affine d’impinguar l’erario, restato troppo esausto per le pazzie di Gallieno; e in tal opinione concorre anche Vopisco2522. Fu in questi tempi che Aureliano, considerata l’avidità dei Barbari, già scatenati contra dell’imperio romano2523, col consiglio del senato prese la risoluzione di rifabbricar le mura rovinate di Roma, per poterla difendere in ogni evento di pericoli e guerre. Idacio2524 ne fa menzione sotto questo anno. Ma Eusebio2525, Cassiodoro2526 ed altri mettono ciò più tardi. Nella Cronica Alessandrina solamente se ne parla all’anno seguente. Con questa occasione certo è che Aureliano ampliò il circuito di Roma, scrivendo Vopisco che il giro d’essa città arrivò allora a cinquanta miglia; opera sì grande nondimeno, secondo Zosimo, fu solamente terminata sotto Probo Augusto.




Anno di Cristo CCLXXII. Indizione V.
FELICE papa 4.
AURELIANO imperadore 3.

Consoli

QUINTO E VELDUMIANO O sia VELDUMNIANO.

Domati i Barbari, e restituita la tranquillità all’Italia, due altre importantissime imprese restavano da fare allo Augusto Aureliano. Tetrico occupava le Gallie e le Spagne. Zenobia regina dei Palmireni quasi tutte o tutte le provincie dell’Oriente occupava, ed anche l’Egitto. Per varii motivi antepose Aureliano all’altra la spedizion militare contro a Zenobia. Questa principessa, che s’intitolava regina dell’Oriente, una delle più rinomate donne dell’antichità, si trova chiamata in alcune medaglie2527, che si suppongono vere, Settimia Zenobia Augusta, quasichè ella discendesse dalla famiglia di Settimio Severo Augusto; quando essa, secondo Trebellio Pollione2528, vantava di discendere dalla casa di Cleopatra e dei re Tolomei. Santo Atanasio2529 pretese ch’ella seguitasse la religion de’ Giudei, e favorisse per questo l’empio Paolo Samosateno; e da Malala2530 vien detta regina de’ Saraceni. Scrive il suddetto storico Pollione che in lei si ammirava una bellezza incredibile, un spirito divino. Neri e vivacissimi i suoi occhi, il colore fosco; non denti, ma perle pareano ornarle la bocca;