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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/496


capitano Desippo istorico, ne fecero un gran macello. (Si vedrà qui sotto all’anno 269 un’altra presa di Atene, e forse solamente a que’ tempi è da riferire la disgrazia di quella città.) E pure non finì la faccenda, che scorrendo per l’Epiro, per la Acarnania e per la Beozia, recarono anche a quelle parti de’ gran malanni. Zonara2423 sembra riferir questo flagello ai tempi di Claudio successore di Gallieno. Mentre sì fiero temporale spremeva da ogni banda le grida dei popoli afflitti, non potè di meno che non si svegliasse l’imperador Gallieno, e non si movesse da Roma per accorrere al soccorso delle malconce provincie. Arrivato ch’egli fu nell’Illirico, non pochi di que’ Barbari caddero sotto le spade romane; laonde gli altri presero la fuga pel monte Gessace. Marziano ed Eracliano suoi capitani con altre prodezze liberarono in fine da quei Barbari le provincie dell’imperio. Ebbe parte in tali imprese anche Claudio, che fu dipoi imperadore; e i due primi generali divisando fra loro come si potesse sollevar la repubblica dall’inetto e crudel governo di Gallieno, misero per tempo gli occhi sopra di esso Claudio per adornarlo della porpora imperiale. Diedero probabilmente la spinta a questi lor disegni l’essere2424, a mio credere, succeduto in questi tempi ciò che narra Trebellio Pollione2425 con dire, che quando si credeva che Gallieno fosse ito coll’esercito per cacciare i Barbari, egli si fermò ad Atene per la vanità di prendere la cittadinanza di quell’illustre città, di esercitar ivi la carica di arconte, cioè del magistrato supremo, di essere arrolato fra i giudici dell’Areopago, e di assistere a tutti i loro sagrifizii, con vitupero della dignità imperiale. Poco fa ho detto, potersi dubitare che non accadesse verso questi tempi la presa e l’incendio di Atene. Viene maggiormente confermato questo dubbio dall’andata colà di Gallieno. Questa ridicola gloria, questa trascuratezza de’ pubblici affari nel bisogno, in cui si trovavano allora le provincie romane, fece perdere ai soldati la pazienza e il rispetto verso di un principe sì disattento e vile, e trattar fra loro di eleggere un degno imperador di Roma. Lo seppe Gallieno, cercò di placarli, e non potendo, ne fece uccidere qualche migliaio: risoluzione che indusse anche i generali a desiderar e procurare la di lui rovina, come vedremo all’anno seguente.




Anno di Cristo CCLXVIII. Indizione I.
DIONISIO papa 10.
CLAUDIO II imperadore 1.

Consoli

PATERNO per la seconda volta e MARINIANO.

Non si crede che questo Paterno console fosse quello stesso che nell’anno precedente esercitò il consolato ordinario, perchè non solevano le persone private goder quella insigne dignità due anni di fila, come talor facevano gli Augusti. Petronio Volusiano bensì, stato prefetto di Roma nell’anno precedente, continuò in quella carica anche nel presente. Abbiam parlato di sopra di Manio Acilio Aureolo, generale della cavalleria romana nell’Illirico, uomo di gran valore nell’armi. Ribellossi anch’egli, al pari di tanti altri, contro al disprezzato Gallieno; e chi si attiene a Trebellio Pollione2426, mette la di lui rivolta sino nell’anno 261. Ma di gran lunga maggior apparenza di verità ha il racconto di Zosimo2427, seguitato da Zonara2428, che riferisce all’anno precedente l’aver egli preso il titolo d’imperadore. Allorchè Gallieno si trovava nella Mesia, o pur nella Grecia, per timore che Postumo imperadore, o sia tiranno nelle Gallie, o