Apri il menu principale

Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/488


al di lui imperio; e tolta la fellonia, era egli ben degno di reggere popoli2365. Nello spazio di sette anni che Postumo regnò, anche nelle Gallie regnò la felicità: tanta era la sua moderazione e giustizia, tanto il suo valore, per cui ridusse i Germani a contenersi nei loro limiti, e fabbricò anche alcune castella nel loro paese. Egli si trova nelle medaglie2366 (se pur tutte son vere) appellato console per la quarta volta. Avea un figliuolo nomato Caio Giunio Cassio Postumo, a cui diede il titolo di Cesare, e poi quello di Augusto. Fu Postumo il più potente e terribil avversario che si avesse Gallieno, non tanto per la sua buona testa, quanto per l’amore che gli portavano i popoli delle Gallie, e per lo grande squarcio ch’egli avea fatto dell’imperio romano. Ora Gallieno Augusto (io non so dire in qual anno) con buon esercito marciò in persona contra di Postumo. Teodoto era il generale della sua armata. Posero l’assedio ad una città, dove s’era rinchiuso Postumo; ma nel fare Gallieno la ronda intorno a quella città, fu ferito da una saetta, e dovette cessare per questo l’assedio. Se poi Trebellio Pollione2367 tien qualche ordine ne’ suoi racconti, circa questi tempi, o pur nell’anno precedente, il medesimo Gallieno, conducendo seco due bravi capitani, cioè Aureolo e Claudio (il qual fu poscia imperadore), tornò di nuovo a far guerra a Postumo. Fu allora che Postumo dichiarò imperadore Augusto e collega suo Marco Aurelio Piavvonio Vittorino, uomo di grande abilità nel mestier della guerra, benchè perduto dietro le femmine, per poter più facilmente opporsi agli sforzi di Gallieno. Seguirono varii combattimenti o scaramuccie, e in una battaglia restò anche sconfino Postumo; ma senza apparire che per questo sinistro colpo peggiorassero gli affari di lui, e ne profittasse quei di Gallieno. Parimente intorno a questi tempi un’orribil disavventura accadde in Bisanzio. Per quanto sembra dire Trebellio, dovea essere venuto alle mani il popolo di quella città colla guarnigione; e prevalendo la forza de’ soldati, restò tagliata a pezzi quella cittadinanza, in maniera che tutte le vecchie famiglie vi perirono, a riserva di coloro che o per la mercatura o per la milizia n’erano lontani. Gallieno adunque, sbrigato che fu dalla guerra di Postumo, passò alla volta di Bisanzio, dove non ispirava di entrare se non colla forza. Ma, avendo capitolato quel presidio, v’entrò; e poi, senza osservar la parola e il giuramento, fece uccidere tutti quanti que’ soldati che vi si trovarono. Di là poi frettolosamente, e glorioso per quel macello, come se ne avesse riportata qualche gran vittoria, sen venne a Roma, dove celebrò con grande e disusata pompa il decennio compiuto del suo imperio. Secondo il padre Pagi2368, questa solennità si fece nel precedente anno; secondo altri, nel presente, perchè in questo terminava esso decennio, e si faceano i voti pubblici per la conservazione dell’imperadore per un altro decennio. Le medaglie2369 ne parlano, ma senza chiarirne il tempo. Racconta lo stesso Trebellio2370 che Gallieno corteggiato da tutto il senato e dall’ordine equestre, e dalle milizie vestite di bianco, preceduto dal popolo e fin da’ suoi servi e dalle donne che portavano torcie e lampade accese, processionalmente si portò al Campidoglio. Cento buoi colle corna dorate e con gualdrappe di seta (cosa preziosa in que’ tempi) e ducento bianche agnelle, andavano innanzi per servire ai sagrifizii. V’intervennero ancora dieci elefanti che si trovavano allora in Roma; e mille e ducento gladiatori superbamente vestiti. V’erano carrette che