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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/485


di altri Romani, non voleva Aureolo lasciar la briglia a’ suoi, sperando che quei di Macriano verrebbono dalla sua parte, perchè avea fatta la chiamata, e forse guadagnato alcuno dei contrarii uffiziali. Ma quei non si movevano. Per avventura venne ad imbrogliarsi e a chinar la bandiera uno degli alfieri di Macriano; non vi volle di più perchè gli altri alfieri, credendo ciò fatto non per azzardo, ma per ordine de’ capitani, abbassarono anch’essi le insegne, e andarono in numero di trenta mila ad unirsi con Aureolo2341, acclamando l’imperador Gallieno. Accortosi dipoi Macriano che anche gli altri restati con lui titubavano, li pregò di non voler dare sè stesso e il figlio Quinto Fulvio Macriano in mano di Aureolo. Il compiacquero essi con ammazzar lui e il figliuolo; e, ciò fatto, passarono anch’essi all’armata di Aureolo. Trebellio Pollione dà la gloria di questo fatto a Domiziano, valoroso capitano d’esso Aureolo, facendosi credere che Aureolo non v’intervenisse in persona. Da san Dionisio Alessandrino2342 si ricava che la caduta di Macriano, per cui restò l’imperadore Gallieno libero da un nemico che gli facea gran ribrezzo, accadde nell’anno nono dell’imperio d’esso Gallieno, e però nel presente. Si vuol qui aggiungere che restò tuttavia padrone di quasi tutte le provincie orientali Gneo Fulvio Quieto, dichiarato, come già dissi, Augusto da Macriano suo padre. Stavagli a’ fianchi Balista, personaggio di gran senno e di sperimentato valore. Ma giunta la nuova che il di lui padre e fratello erano stati vinti e tolti dal mondo, cominciarono le città dell’Oriente l’una dopo l’altra a ritirarsi dall’ubbidienza di Quieto. Zonara2343 pretende che Odenato da Palmira, di cui parleremo fra poco, quegli fosse che, assediato Quieto nella città di Emesa, l’uccidesse. Trebellio Pollione2344 sembra piuttosto attribuire la di lui morte ai soldati che Aureolo avea spedito per prenderlo vivo. Quanto a Balista, o egli se ne fuggì, o per mezzo di qualche accordo ebbe la facoltà di ritirarsi. Anch’egli, scrivono che prendesse dipoi il titolo d’Imperadore Augusto in qualche parte dell’Oriente, e si mantenesse sino all’anno 264. In fatti v’ha qualche medaglia2345 che cel rappresenta Augusto. Ma io torno a desiderare che le medaglie di tanti tiranni vivuti in questi tempi sieno tutte legittime e vere, perchè non son mancati di coloro che, per farsi ben pagare dai dilettanti di sì fatte anticaglie, han saputo formar di pianta monete simili alle antiche col mutar le loro iscrizioni. Trebellio Pollione confessa ingenuamente di non sapere se Balista prendesse sì o no la porpora; ed esservi scrittori che asseriscono essersi egli ritirato ad una vita privata. Quel che è certo, egli fu dipoi ucciso, chi dice per ordine di Odenato, e chi dai soldati di Aureolo, con riferire la di lui morte all’anno 264: circostanze tutte dubbiose, e che non si possono chiarire. Noi sappiamo ancora che dopo la morte d’Ingenuo tiranno Quinto Nonio Regilliano nell’Illirico2346 si sollevò e prese il titolo d’Imperadore Augusto. Costui, siccome di sopra accennai, fece di molte prodezze contra dei Sarmati, e ricuperò l’Illirico, che per la dappocaggine di Gallieno era quasi tutto perduto. Ciò dovette avvenire prima di usurpar l’imperio; ma in qual tempo egli l’usurpasse, nol possiamo determinare; e noi vedremo fra poco che anche Aureolo prese il titolo d’Augusto nel medesimo Illirico. Per quel che scrive Trebellio, fu un accidente che costui fosse promosso all’imperial dignità dai soldati, i quali, scherzando sul nome di Regilliano,

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trovarono che Dio gli avea dato questo nome, acciocchè divenisse re, e per questo l’acclamarono Augusto. Ma quei medesimi soldati poi per timore della crudeltà di Gallieno, già provata nella ribellion d’Ingenuo, e per le premure di quei popoli che non voleano quel peso addosso, diedero ad esso Regilliano la morte.