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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/478


fabbricarne; poi senz’aspettare il fine del verno, e senza volersi valer di quei legni, per la Mesia inferiore passando, ebbero maniera di valicar lo stretto di Bisanzio, e di giugnere a Calcedone, città che andò tutta a sacco. Di là si trasferirono a Nicomedia di Bitinia, città vasta e piena di popolo, abbondante in ricchezze e in ogni copia di beni. Ancorchè ne fossero fuggiti i cittadini portando quel meglio che poterono con loro, sì grande nondimeno fu la preda ivi fatta, che ne stupivano i Barbari stessi. Le città di Nicea, di Cio, di Apamea e di Prusa incorsero nella medesima infelicità; e perchè coloro non poterono mettere il piede in quella di Cizico, se ne tornarono indietro, e diedero alle fiamme Nicomedia e Nicea. Dimorava tuttavia l’Augusto Valeriano in Antiochia, quando gli vennero sì funeste nuove dalla Bitinia. Credevasi che egli spedirebbe colà alcuno de’ generali con un corpo di gente; ma perchè era signore assai diffidente, altro non fece che inviar Felice alla difesa di Bisanzio. Ed egli poi se ne andò colla sua armata nella Cappadocia. Trovò guastata da’ Persiani anche quella provincia: dai Persiani, dico, i quali aveano ancora fatta rivoltare l’Armenia, e creato ivi un re da loro dipendente, stando più che mai orgogliosi in campagna contra de’ Romani. Ma giunto era il tempo che Dio voleva umiliare ed insieme punire Valeriano, crudel persecutore de’ servi suoi, e reo di tante morti date a sì gran copia d’illustri campioni della fede di Cristo. Quando egli pur pensava di andare a mettersi a fronte de’ Persiani, ecco la peste entrar nel di lui esercito, e farne un orribile scempio. Ciò non ostante, più storici2288 scrivono che fece guerra ai Persiani nella Mesopotamia; e che in una battaglia per tradimento di un suo generale, come scrive Trebellio Pollione2289, egli fu vinto. Questo generale vien creduto Macriano; e san Dionisio vescovo d’Alessandria presso Eusebio2290 scrive che costui, dopo avere istigato Valeriano a perseguitar i cristiani, e dopo avere ottenuto il supremo comando dell’armata, come s’ha da una lettera2291 scritta da Valeriano al senato, tradì lui stesso in fine. Noi vedremo che costui aspirava all’imperio, e senza la rovina di Valeriano non poteva salire sul trono. Zonara2292 pretende che Valeriano in questo infelice combattimento restasse preso. Ma Zosimo2293, senza far menzione alcuna di battaglia, e solamente notando che rimase disfatto lo esercito romano dalla peste, seguita a dire che Valeriano, uomo non avvezzo alle peripizie della guerra, cadde in disperazione, nè altro scampo seppe immaginare, che quello di guadagnar col danaro il temuto re Sapore, cioè di comperar la pace dai Persiani. Spedì per questo ambasciatori con grande offerta d’oro; ma Sapore li rimandò indietro senza nulla accettare, solamente rispondendo, che se Valeriano volesse venire ad abboccarsi con lui, si tratterebbono meglio i loro affari. Qui mancò la prudenza a Valeriano; perchè, fidatosi della parola del re barbaro, andò con poco seguito a trovarlo, e fu immediatamente ritenuto prigione. Altri2294 furono di parere, che trovandosi Valeriano in Edessa, ed essendo affamato l’esercito, i soldati si sollevarono minacciando la vita di lui; e ch’egli se ne fuggì nel campo persiano, dove restò imprigionato. Questo racconto ha ben ciera di favola. Certo è intanto che Valeriano imperadore de’ Romani cadde nelle mani di Sapore, superbissimo re de’ Persiani, e secondo tutte le apparenze, per frode o