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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/468


il figliuolo dati al lusso e alle delizie2212, li faceva disprezzar dalla gente; e la loro negligenza e poca applicazione al governo incoraggi di molto i Barbari, per assalire e malmenare le provincia del romano imperio. Finalmente l’ira di Dio stava addosso ad un principe che mossa avea anch’esso guerra ai cristiani, i quali pure erano i migliori de’ sudditi suoi. Durando dunque l’orrido flagello della peste, s’aggiunse ai mali la irruzion degli Sciti, cioè de’ Goti, Carpi, Borani, o sieno Burgondi, e d’altre nazioni tartare, nella Mesia, Tracia, Macedonia e Grecia sino al mare Adriatico. Inesplicabili furono i saccheggi da lor fatti, le città non fortificate, ed alcune ancora delle forti si videro soccombere al loro furore; ed intanto Gallo in Roma si dava bel tempo. Comandava in questi tempi l’armi romane nella Pannonia Marco Giulio Emiliano. Aurelio Vittore2213 gli dà il nome di Emilio Emiliano. Questi, secondo che racconta Zosimo, animati i suoi soldati, diede addosso agli a Sciti, e gli riuscì di sconfiggerli e d’incalzarli fin dentro ai loro paesi. Questa vittoria cagion fu che l’esercito suo il proclamò imperadore. Giordano2214 solamente scrive che Emiliano, considerati i gravissimi danni recati allora dai Barbari alle terre romane, e la trascuratezza di Gallo e di Volusiano Augusti, fece conoscere alle sue milizie la necessità di aver un imperadore di petto da opporre all’insolenza de’ Goti: dal che venne (per suggestione certo di lui) che quell’armata si accordò a crearlo imperadore. Ch’egli ripulsasse, o avesse già ripulsati i Barbari, o pure ch’egli facesse qualche tregua con loro, si potrebbe argomentar dal sapere che egli s’incamminò a gran giornate verso l’Italia, senza far caso d’essi. Ma forse ciò avvenne perchè, secondo Zosimo2215, que’ Barbari, rivolte le loro scorrerie verso l’Asia, arrivarono ad Efeso, e desertarono poi tutta la Cappadocia. Allora fu che si svegliò Gallo, e raunate quelle forze che potè nell’angustia del tempo, marciò contra di Emiliano, non solamente entrato nell’Italia, ma anche giunto nell’Umbria. Furono a fronte le due armate a Terni, secondo l’asserzione di Vittore2216 e di Eutropio2217, o pure al foro di Flaminio, città da gran tempo distrutta, e posta allora ai confini di Foligno, come si ha da Eusebio2218. Ma le soldatesche di Gallo, snervate dalle delizie di Roma, non poteano competere con quelle di Emiliano, il quale ebbe anche l’avvertenza di subornarle con far correre secretamente fra loro la promessa di un gran regalo. Il perchè i due imperadori Treboniano Gallo e Volusiano Gallo furono dai lor proprii soldati privati di vita. Credesi che Gallo fosse allora in età di quarantasette anni, e gran disputa è intorno alla durata del suo imperio. Fu di avviso il Tillemont2219 che verso il mese di Maggio Gallo fosse ucciso. Ambedue si videro poi nell’anno seguente aggregati al numero degli dii da Valeriano Augusto, ch’era loro amico fedele, ma non aveva già l’autorità di fare dei veri dii. Rimasto vincitore Emiliano, e rinforzato anche dall’armata di Gallo, che si unì alla sua, altro non gli restava per essere assodato sul trono imperiale che l’approvazion del senato. Questa la ottenne senza difficoltà, perchè niuno osava di negarla; ed egli2220 promise di scacciare i Barbari dalla Mesia, e di far guerra ai Persiani, che mettevano a sacco la Mesopotamia. Si sa2221 che Emiliano era Moro di nazione, e nato di bassa famiglia; ma il suo valore gli avea spianata la strada ai posti più sublimi. Se si