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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/456


relio Vittore2122, era chiamato Caio Giulio Saturnino, ma nelle iscrizioni e nelle medaglie comparisce col solo nome paterno di Caio Giulio Filippo, dichiarato immantinente Cesare dal padre. Eusebio Cesariense2123, seguitato poi da san Girolamo, da san Giovanni Grisostomo, da Paolo Orosio e da altri, scrisse essere fama che amendue i Filippi, padre e figliuolo, fossero cristiani, e i primi Augusti che professassero la fede di Gesù Cristo. In pruova di che narra che, venuto l’imperadore Filippo ad Antiochia per la festa di Pasqua, volendo egli intervenire la notte avanti alle sacre funzioni della Chiesa colla moglie Otacilia, san Babila vescovo di quella città, consapevole dell’eccesso commesso contra del suo legittimo principe, animosamente li rispinse, protestando che non entrerebbono in chiesa, se non faceano la confession de’ lor falli e non prendeano luogo fra i pubblici penitenti: il che da loro fu con somma umiltà eseguito. Ma l’autorità per altro grande d’Eusebio e degli autori sopraccitati non ha ottenuto dai critici degli ultimi tempi che se gli creda in questo. Pare che fin Zonara2124 ne dubitasse a’ suoi dì. Il tradimento fatto da Filippo a Gordiano non convien mai ad un cristiano. Per ciò giudiziosamente il cardinal Baronio2125 coll’autorità di Origene osservò ch’egli almeno ne’ principii del suo imperio non potè professar la religion di Cristo. Oltre di che, Lattanzio, contemporaneo di Eusebio, Sulpicio Severo, Teodoreto ed altri hanno riconosciuto che Costantino il Grande fu il primo che abbracciasse la fede cristiana. Quel sì, che ragionevolmente si può credere, e l’afferma anche san Dionisio vescovo d’Alessandria, furono i due Filippi molto favorevoli ai cristiani, e crebbe di molto sotto di loro la Chiesa di Dio. E chi sa che la Augusta Otacilia non fosse quella che nudrisse nel marito sì buon cuore verso la santa religion de’ cristiani? È perita la vita dei due Filippi, che verisimilmente fu scritta da alcuno degli scrittori della Storia Augusta; laonde poco abbiamo di lui per meglio conoscere il sistema delle sue operazioni. Ora noi sappiamo da Zosimo2126 che Filippo fece pace con Sapore re della Persia; ed è privo di verisimile ciò che narra Giovanni Zonara2127, cioè ch’egli comperò questa pace con cedere al re persiano la Mesopotamia e l’Armenia, ma che, mormorando non poco i Romani di questo, egli poi difese e conservò quelle provincie. Sapore, già vinto da Gordiano, vedea minacciata fin la sua capitale, nè è credibile che in un trattato riportasse cotali vantaggi. Che questa pace esigesse qualche tempo per conchiuderla, si può giustamente immaginare; e però sembra conchiusa in questo, e non già nell’antecedente anno. Quando poi fosse da credere il fatto attribuito a san Babila vescovo d’Antiochia, ed accaduto nel tempo della Pasqua, la quale nell’antecedente anno cadde nel dì 14 d’aprile, si avrebbe assai argomento di credere che Filippo dalle vicinanze di Ctesifonte non potesse arrivare a quel tempo in Antiochia, e sarebbe da riferire all’anno presente il suo arrivo ad essa città. Ma quel fatto, per le cose dette, ha ciera di favola. Che poi Filippo, mossosi dalla Soria, arrivasse nell’anno precedente a Roma, se lo persuase il padre Pagi2128, ma senza pruove sicure. Le monete rapportate dal Mezzabarba2129 sembrano piuttosto indicare ch’egli vi giugnesse nell’anno presente, sotto il quale appunto altro non so io riferire, se non la suddetta pace, e l’aver Filippo fatto il viaggio assai lungo dalla Soria a Roma.