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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/452


ch’era toccato a lui per suocero. In questa maniera non parve più governo di un giovane il suo; e andò sempre crescendo l’amore del pubblico verso di esso Augusto. Un gran tremuoto in questi tempi si fece udire, per cui traballarono varie città, e si aprirono voragini con inghiottire gli abitatori.


Anno di Cristo CCXLII. Indizione V.
FABIANO papa 7.
GORDIANO III imperadore 5.

Consoli

CAIO VETTIO ATTICO e CAIO ASINIO PRETESTATO.

Caio Aufidio Attico si truova nominato il primo console in una iscrizione del Grutero2098. Più ne restano dove è nominato Vettio, e non Aufidio, e così pure si legge in un marmo riferito nella mia Raccolta2099. Però è scorretta quella iscrizione, o pur egli portò amendue quei nomi. Gran tempo era che non si praticava in Roma la cerimonia di aprire e chiudere le porte del tempio di Giano, allorchè si dava principio o fine alle guerre2100. Gordiano, già risoluto di passare in Levante per opporre le forze romane a quelle de’ Persiani, le fece spalancare sul principio di quest’anno in segno di guerra. Venuta poi la primavera, provveduto di una fiorita armata e di assai danaro, imprese il viaggio per terra alla volta di Bisanzio, per di là traghettare in Asia. Passato per la Mesia, trovò nella Tracia molti nemici del romano imperio, verisimilmente Sarmati, Alani o altra simil gente barbara: tutti, o gli sterminò, o li fece ritirar colla fuga ai loro paesi. Seco era Misiteo suo suocero, prefetto del pretorio, e suo braccio diritto. La provvidenza e l’indefessa vigilanza di questo uffizial comandante si facea ammirar da tutti. Non v’era alcuna città considerabile ne’ confini dell’imperio romano che non fosse provveduta di tanto grano, aceto, lardo, orzo e paglia da poter mantenere per un anno l’imperadore col suo esercito, se pure s’han così da interpretar le parole di Capitolino: il che a me par difficile a credersi. Altre aveano provvisione per due mesi, ed altre meno, a proporzione delle lor forze. Essendo prefetto del pretorio, spessissimo visitava l’armi dei suoi soldati; non permetteva che i vecchi militassero, nè si arrolassero fanciulli. Ovunque si accampava l’armata, volea che il campo fosse cinto di fosse, e di notte facea sovente la ronda. Questo suo zelo pel pubblico bene riportava in premio l’amore di tutti, ed era così amato e rispettato dagli uffiziali subalterni, che niun di essi osava di mancare al suo dovere. Dopo l’acquisto della Mesopotamia, Sapore re di Persia più altiero che mai era entrato colle sue armi nella Soria, e forse gli sarebbe riuscito agevole di conquistarla interamente, se non fosse giunto l’Augusto Gordiano a reprimere un sì potente avversario. Secondo le parole di Capitolino, sembra che Antiochia fosse caduta in potere del re barbaro; e ne fa dubitare anche una lettera scritta dal medesimo Gordiano al senato; ma potrebbe essere che quella gran città solamente fosse assediata dai Persiani, e ridotta agli estremi. Certo è almeno, che arrivato colà Gordiano, la liberò dalle lor mani. Seguirono varii combattimenti: in tutti cantarono la vittoria i Romani. Tal terrore misero questi fortunati successi in cuor di Sapore e de’ Persiani, che il più frettolosamente che poterono si ritirarono di là dall’Eufrate. Ed esser può che succedesse allora quanto racconta Pietro Patrizio2101 ne’ frammenti delle ambascerie, cioè, che, avendo Sapore passato l’Eufrate, si abbracciavano l’un l’altro i di lui soldati: tanta era la lor gioia di