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cose concedute loro con questo patto. Ed ecco, se non il principio, almeno un segno assai chiaro di quei che poscia furono chiamati benefizii, cioè stabili dati a godere ai soldati con obbligo di militare in favor del donante, con riservarsene i principi il diretto dominio. Passò, dico, questo nome anche nella Chiesa, dispensatrice di sì fatti beni a chi si consacra alla milizia ecclesiastica. Oltre alle terre, donò ai medesimi soldati degli animali e dei servi, acciocchè potessero coltivarle, e non le lasciassero abbandonate all’invasion de’ nemici; il che riputava egli gran vergogna della repubblica. Mentre si godeva tanta felicità in Roma, ecco nuove spiacevoli dalle contrade germaniche2003, cioè avere i Germani passato il Reno, mettere in conquasso la Gallia in quelle parti con potenti armate, saccheggiar borghi e campagne, e far paura alle stesse città. Se crediamo ad Erodiano2004, fin quando Alessandro dimorava in Antiochia, cominciò questa brutta danza, e portatine colà gli avvisi, colla giunta di aver essi Germani passato non solo il Reno, ma anche il Danubio, ed essere in grave rischio le confinanti provincie dell’Illirico e l’Italia stessa. Per questo si affrettò egli di lasciar la Soria, e di volgere i passi e l’armi colà dove il chiamava il bisogno. Se vero fosse il racconto di Erodiano, converrebbe dire che Alessandro si fermasse un anno di più in Antiochia; o pure ch’egli, un anno dopo quel che abbiam supposto, imprendesse la guerra coi Persiani. Ma non è sì facilmente da acquetarsi in ciò a quello storico greco, da che gli viene a fronte Lampridio, certo inferiore a lui di tempo, ma più di lui informato degli affari di Roma. Secondo Erodiano, l’Augusto Alessandro marciò a dirittura dalla Soria in Germania, nè più ritornò a Roma; laddove Lampridio, citando gli atti del senato, ci assicura esser egli dall’Oriente rivenuto a Roma, ed aver ottenuto il trionfo, e che quivi si godeva una mirabil quiete, quando sopraggiunse la novità dei Germani. Se questa giugnesse nell’anno presente, o pure nel susseguente, non so dirlo. Caso che nel presente, attese Alessandro a far dei preparamenti per andar in persona a dimandar conto ai Germani dei danni inferiti alle contrade romane.




Anno di Cristo CCXXXIV. Indizione XII.
PONZIANO papa 5.
ALESSANDRO imperadore 13.

Consoli

MASSIMO per la seconda volta e CAIO CELIO URBANO.

Già ardeva la guerra tanto ai confini della Gallia quanto a quei della Pannonia, con terrore non lieve dell’Italia stessa. Però in quest’anno l’Augusto Alessandro, messo insieme un potente esercito, s’inviò alla volta della Gallia, dove maggiore era il pericolo2005. Conduceva egli seco un gran corpo di Mori e di arcieri presi dalla provincia della Osroena, o pure disertori parti, guadagnati con buono stipendio. Di costoro pensava egli di valersi con vantaggio in questa nuova guerra, perchè tal sorta di gente saettava più lontano che i Germani, e coglieva più facilmente nel bersaglio de’ loro corpi. Si partì Alessandro da Roma, quantunque il senato e i migliori, mal volentieri vedendolo disposto alla partenza, si studiassero di ritenerlo2006: tanto era l’amore che gli portavano, tanta la premura che non si esponesse a pericolo alcuno e ai dubbiosi successi della guerra. Ma egli avea fisso il chiodo di andare, perchè non potea sofferire che, dopo aver vinto i Persiani, venissero ad insultare l’imperio romano i Germani, gente che altri imperadori da meno di sè aveano saputo mettere in dovere. Seco andò Mammea sua madre;