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25 ANNALI D'ITALIA, ANNO VIII, E IX. 26

da Quirinio, essendo nato il Signore, quando anche era vivente Erode il grande; ed avendo noi già accennato ch’esso Erode diede fine alla sua vita nell’anno 41 d’Augusto, cioè quattro anni prima dell’Era cristiana, per conseguente si dee ammettere un altro censo anteriormente fatto nella Giudea dal medesimo Quirinio. Ed ancorchè niun vestigio di ciò si trovi presso gli antichi storici profani, pure è bastante l’autorità dell’Evangelista per istabilirne la verità. E tanto più dicendo egli che: Haec descriptio prima facta est a praeside Cyrino. Imperciocchè quel prima acconciamente fa dedurre, chiamarsi così quella descrizione, per distinguerla dall’altra, fatta nell’anno presente. In qual anno poi precisamente seguisse la prima delle suddette descrizioni, cioè se cinque, o sei, o sette, o più anni prima dell’Era cristiana, non s’è potuto chiarire finora.


Anno di Cristo viii. Indizione xi.
Cesare Augusto imper. 52.


Consoli


Marco Furio Camillo e Sesto

Nonio Quintiliano

.

A questi consoli ordinari, nelle calende di luglio furono surrogati Lucio Apronio ed Aulo Vibio Habito. Trovavansi1 già i ribellati popoli della Pannonia e Dalmazia in grandi strettezze, perchè penuriavano cotanto di viveri, che si erano ridotti a mangiar dell’erbe. Sopravvenne ancora un’epidemia che, mietendo le vite di molti, li ridusse ad un infelicissimo stato, in guisa che già erano i più determinati di chiedere la pace; ma perchè s’opponevano a tal risoluzione coloro che mostravano di credere inesorabili i Romani, niuno osava di mandare ambasciatori al campo nemico. Assediò in questi tempi Germanico una forte città, e la costrinse alla resa. Questo colpo fu cagione che, senza più stare in bilancio,[p. 26] Batone, capo dei Dalmatini ribelli, munito di salvocondotto, venne ad abboccarsi con Tiberio per trattar di pace. Gli dimandò Tiberio i motivi della già fatta e tanto sostenuta ribellione. «Ne siete in colpa voi altri Romani, animosamente allora rispose Batone, perchè a custodir le vostre gregge avete inviato non dei pastori e dei cani, ma sì bene dei lupi:» chè non erano già allora cose pellegrine le violenze ed ingiustizie degli uffiziali romani, per le quali anche altri popoli cercarono di scuotere il giogo. Augusto intanto trovandosi inquieto per questa guerra, la quale, per attestato di Svetonio2, fu creduta la più grave e pericolosa che, dopo quelle de’ Cartaginesi, avesse patito il popolo romano; e volendo egli essere più alla portata di udirne le nuove, e di provvedere ai bisogni, era venuto nell’anno precedente, o pure nel corrente, a Rimini. Approvò egli le proposizioni della pace; e, in questa maniera, parte colla forza, parte coll’uso della clemenza, que’ popoli tornarono all’ubbidienza primiera. Niun altro rilevante avvenimento ci porge sotto quest’anno la Storia romana.


Anno di Cristo ix. Indizione xii.
Cesare Augusto imper. 53.


Consoli


Cajo Pompeo Sabino e Quinto

Sulpicio Camerino

.

Furono sostituiti ai suddetti consoli nelle calende di luglio Marco Papio Mutilo e Quinto Popeo Secondo, chiamato da alcuni Secondino; ma più sicuro è il primo cognome. Dopo aver pacificata la Pannonia e la Dalmazia, glorioso se ne tornò a Roma Tiberio Cesare3. Augusto gli venne incontro fuori della città; il fece entrare in Roma con corona d’alloro in capo; e in un palco, dove amendue si misero a sedere in mezzo ai consoli, coi senatori

  1. Dio, lib. 55.
  2. Sueton. in Tiber., cap. 16.
  3. Idem, ibid. cap. 17. Dio., lib. 56.