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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/426


Antonino, il quale destramente si ritirò, non volendo servir di giuoco alla lor pazza ribellione, nè più si lasciò vedere. Parla lo stesso Zosimo anche di un Urano schiavo, il quale proclamato Augusto, fu ben tosto preso e condotto ad Alessandro colla porpora che gli aveano messa indosso. Di un Urano appunto, che usurpò l’imperio in Edessa nella Osroena, e fu abbattuto da Alessandro, favella Giorgio Sincello1963; siccome ancora Vittore, di un Taurino (lo stesso forse che Urano) il quale acclamato dai soldati imperadore1964, per orrore di ciò si precipitò nell’Eufrate. Oscuri fatti son questi. Tuttavia che varie ribellioni si facessero, tutte nondimeno di poca durata, e tutte verisimilmente per colpa de’ soli pretoriani e degli altri soldati che sotto Caracalla ed Elagabalo si erano troppo male avvezzati, e per poco insolentivano, ne siamo assicurati da Dione1965. Aggiunge egli stesso, ch’essendo insorta la guerra in Mesopotamia, per le conquiste fatte da Artaserse re dei Persiani contra de’ Parti (del che parlerò andando innanzi), molti dell’armata romana, ch’era in quelle parti, desertando passavano ai Persiani, e più furono gli altri che non voleano combattere, e giunsero ad ammazzare Flavio Eracleone lor generale: tanto grande era divenuta la effeminatezza, sbrigliatezza ed impunità. Trovasi ancora nelle monete di questo anno1966 fatta menzione di una vittoria, senza che se ne sappia il perchè, e senza che Alessandro prendesse il titolo d’imperadore. Intanto non lasciava esso Augusto le applicazioni al governo de’ popoli con prudenza superiore alla sua età1967. Si ridusse nondimeno a non ammettere alcuno a ragionamenti di familiarità e confidenza, se non v’era presente il prefetto del pretorio ed altri de’ suoi ministri. E ciò avvenne perchè un Vetronio Turino, con cui egli trattava assai alla domestica, parlava di lui, come se fosse suo favorito, vantandosi di ottener tutto quanto voleva da lui. Passò più oltre, perchè cominciò a far bottega di questo suo mentito favore, e per le grazie fatte dall’imperadore esigeva de’ buoni regali dai corrivi, facendole credere impetrate da sè, contuttochè nè pure ne avesse detta una parola. Informato di ciò Alessandro, e che costui vendendo il fumo, screditava lo stesso Augusto, quasi che fosse un ragazzo e uno scioccherello che si lasciasse da lui menare pel naso: volle prima chiarirsi della verità del fatto, mandando sotto mano persona a raccomandarsi a Turino, per impetrar una grazia di molta importanza. Promise Turino di assistere; e dopo avergliela fatta saper buona col mostrare la difficoltà, e di aver parlato più volte, finalmente dappoichè fu spedita la grazia, in presenza di testimonii, si spacciò mezzano di essa, e volle un grosso pagamento, ancorchè nè pure una sillaba avesse detto di ciò all’imperadore. Allora Alessandro il fece accusare, e convinto, fu attaccato ad un palo con paglia umida e legne verdi intorno, che il soffocarono col fumo, gridando intanto il banditore: Col fumo è punito chi vendeva il fumo. Ciò avvenne prima che fosse ucciso Ulpiano. Veggonsi molti savii decreti di questo principe nel corpo delle leggi romane. Costituì egli dei corpi di cadauna arte, con dar loro dei difensori. Proibì l’andare gli uomini e le donne al medesimo bagno. Aveva anche formato il disegno che ogni ordine di cittadini avesse l’abito suo particolare, acciocchè si distinguesse dagli altri, e specialmente si riconoscessero gli schiavi. Ulpiano il distornò da questa risoluzione, perchè ne sarebbero insorte molte dispute fra le persone, e gli schiavi si sarebbono avveduti di essere in troppo maggior numero che la gente libera. Lamentandosi il popolo