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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/425


210 all’anno presente 228, potendo nel tempo di mezzo, ed in altro anno che nel corrente, essere stati consoli que’ due Tiberio Manilio e Servio Calpurnio, per le rivoluzioni succedute allora. Però più sicuro partito ho creduto di mettere solamente i lor cognomi, de’ quali niuno può dubitare. Difficil cosa è, per non dire di più, il mettere ai lor siti gli avvenimenti di questi tempi, perciocchè o ci mancano le storie, o son confusi o dubbiosi i lor testi. Sia a me dunque lecito di riferirne qui alcuni di molta importanza, che certamente dovettero accadere prima dell’anno seguente 229, quando sia fuor di dubbio che Dione istorico1958 terminasse la storia sua in esso anno 229. Quantunque regnasse un sì buon imperadore, pure avvenne che per una cagione assai lieve insorse una rissa fra il popolo di Roma e i pretoriani, voglio dire i soldati delle guardie. Crebbe tanto questo fuoco, che prese le armi, per tre dì si combattè aspramente fra loro colla mortalità di assaissime persone dall’un canto e dall’altro. Per la sua gran copia era in istato il popolo di opprimere i soldati; ma avendo costoro cominciato ad attaccar il fuoco alle case, esso popolo, per timore che tutta la città andasse in fiamme, fu forzato di trattar di accordo, e così ebbe fine quella guerra civile. Non si sa se prima o dopo di questo accidente succedesse l’altro della morte di Domizio Ulpiano, insigne giureconsulto di questi tempi e celebre nella storia delle leggi. Egli, siccome il più dotto e saggio dei senatori di allora, era come capo del consiglio cesareo1959, e più di lui che di altri si serviva l’Augusto Alessandro nel governo degli stati, facendo egli la funzione di segretario de’ memoriali e delle lettere. Arrivò anche ad essere prefetto del pretorio1960, dopo aver fatto ammazzare (probabilmente con processo e condanna giudiciaria) Flaviano e Cresio prefetti, per succedere loro in quella carica. Certamente dagli antichi storici vien molto esaltato il sapere, la prudenza e lo zelo di Ulpiano; e sappiamo che egli corresse non pochi abusi introdotti da Elagabalo; ma forse colla sua gran dottrina egli sapeva accoppiar l’ambizione ed altri vizii, credendosi ancora ch’egli odiasse di molto i Cristiani. O sia dunque che la morte data ai suddetti due prefetti irritasse forse gli animi de’ pretoriani, o pure che il loro sdegno provenisse dall’aver egli voluto riformare la scaduta lor disciplina, e trattarli con asprezza: certo è che essi pretoriani si sollevarono un giorno contra di lui, e dimandarono la sua morte ad Alessandro Augusto, che lungi dall’acconsentire alla loro dimanda, colla stessa sua porpora coprì e difese più di una volta Ulpiano. Ma questo nulla giovò. Una notte lo assalirono, ed egli scappò al palazzo, implorando la protezion dell’imperadore e dell’augusta Mammea sua madre: il che non ritenne gl’infuriati soldati dallo scannare sugli occhi dello stesso Augusto il misero Ulpiano. Ci viene bensì dicendo Lampridio che Alessandro si fece rispettar dalle sue milizie; e pure noi non sentiamo ch’egli facesse altro risentimento per così grave insulto fatto alla sua dignità, che di gastigare Epagato stato la principal cagione della morte di Ulpiano1961. Convenne ancora camminar in ciò con gran riguardo, cioè mandarlo prima per prefetto in Egitto, e poi in Candia, dove fu condannato e spogliato della vita: non essendosi attentata la corte di punirlo in Roma per timore di una nuova sedizione. Non si sa bene il netto e i motivi di quel torbido; e Zosimo1962 scrive che ne parlavano differentemente gli scrittori di questi tempi. Abbiamo nondimeno da questo medesimo storico, che i pretoriani, per timor della pena, proclamarono imperadore un