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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/413


Macrino e Giulio Graniano. Servirono ancora ad ammaestrarlo nell’erudizione Valerio Cordo, Lucio Veturio ed Aurelio Filippo, che scrisse poscia la di lui vita. L’altro motivo, per cui si svegliò o crebbe il mal animo e lo sdegno di Elagabalo contro il cugino Alessandro, fu il cominciar ad avvedersi che i soldati più genio ed amore mostravano al figlio adottato che al padre. Era in fatti succeduto che le tante pazzie e l’infame vita di questo sfrenato Augusto aveano generata nausea fino negli stessi soldati, gente per altro di buono stomaco. E, all’incontro, mirando essi la saviezza e moderazione del giovinetto Alessandro, quanto sprezzavano e già odiavano il folle Augusto, altrettanto di stima ed amore aveano conceputo pel sì ben costumato Cesare. Pertanto la nata gelosia in cuor di Elagabalo il portò a tentar varie vie di levarlo dal mondo col veleno, col ferro o in altre guise. A questa indegna azione sollecitò chiunque gli stava appresso con promesse di grandi ricompense1912. Tutti osservarono una fedeltà onorata verso di Alessandro, e tutti i tentativi del barbaro imperadore ad altro non servirono che a rendere più cauta per la conservazion del figliuolo Giulia Mammea sua madre, la quale lo istruì di non prendere alcun cibo o bevanda che venisse dalla parte di Elagabalo, e facevagli preparar la mensa solamente da persone di sperimentata onoratezza. Fece Elagabalo levargli d’appresso tutti i maestri, esiliandone alcuni, ed altri uccidendoli; e pur questo a nulla servì. Potevano le spade dei suoi soldati appagar la crudel voglia di Elagabalo; ma, oltre al professar essi dell’amore per Alessandro, e all’avergli verisimilmente giurata anche fede in riconoscerlo per figliuolo dell’imperadore, Alessandro segretamente li regalava; e però niun d’essi volea macchiarsi le mani nel di lui sangue innocente. Giulia Mesa anch’ella andava scoprendo tutti i disegni e le trame del cattivo nipote, e destramente preservava il buono, con non lasciarlo uscire in pubblico1913. Accortosi finalmente Elagabalo della inutilità di queste occulte macchine, determinò di venire a guerra aperta. Mandò pertanto ordine al senato di togliere ad Alessandro il titolo e la dignità di Cesare, e di cassare la di lui adozione. Allorchè in senato fu letta questa polizza1914, niuno de’ padri seppe trovar parola da dire. Se ubbidissero, nol so; ben so che tutti amavano Alessandro, e detestavano in lor cuore la violenza dell’indegno regnante. Certo niun male avvenne ad Alessandro dalla parte de’ soldati. Spedì loro Elagabalo lo stesso ordine, per cui cominciarono a fremere non meno i pretoriani che le altre milizie1915; e perchè videro arrivar gente che cominciò a cancellar le iscrizioni poste alle statue d’esso Alessandro, già erano vicini a prorompere in una sedizione. Vi fu anche una man d’essi soldati che corse al palazzo, con apparenza di voler uccidere Elagabalo1916. Avvisatone il coniglio imperadore, si nascose in un cantone dietro ad una tappezzeria, ed inviò Antiochiano prefetto del pretorio a pacificarli. Poscia, perchè durava la commozione nel quartier de’ pretoriani, colà si portò Elagabalo in persona, per quetare il rumore, insieme col suddetto prefetto. Non si vollero mai arrendere i soldati, finchè Elagabalo non diede parola di cacciare dal palazzo e gastigar colla morte Jerocle, Gordo ed altri scellerati suoi cortigiani, che lui di stolto aveano fatto diventare stoltissimo. Arrivò1917 a tanta viltà Elagabalo, che piangendo dimandò loro in grazia Jerocle, cioè colui che portava il nome infame di suo marito, dicendo che più tosto uccidessero lui stesso che quel suo caro ministro.