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Macrino adunque, senza perdere tempo, giacchè credeva perduto sè stesso, qualora Materniano avesse con altre lettere replicato l’avviso, segretamente trattò con un tribuno delle guardie, appellato Giulio Marziale, della maniera di levar dal mondo l’iniquo Caracalla. Oltre all’essere Marziale uno de’ maggiori suoi amici, nudriva ancora un odio gravissimo contra di esso Augusto, perchè avea fatto morir, qualche tempo prima, indubitamente un di lui fratello. Promise egli di fare il colpo alla prima buona congiuntura. Infatti, nel dì 8 di aprile, essendo montato a cavallo Caracalla con poche guardie1838, per andare alla città di Carre a fare il sacrifizio alla dea Luna, appellata da quel popolo il dio Luno, essendo smontato per una necessità del corpo, e ritiratesi per riverenza le guardie; Marziale, che stava attento ad ogni momento per isvenarlo, se gli accostò con qualche pretesto, quando egli ebbe soddisfatto al bisogno, ovvero per aiutargli a risalire a cavallo, perchè non erano in uso allora le staffe. Quel che è certo, con un pugnale gli diede una ferita nella gola, e morto lo distese per terra. Perchè l’altre guardie non si avvidero così tosto del colpo fatto, avrebbe potuto salvarsi Marziale, se avesse lasciato indietro il pugnale. Ma riconosciuto da uno de’ Tedeschi, o pure Sciti, che scortavano Caracalla, gli scagliarono dietro delle freccie e l’uccisero. Divulgata la morte dell’imperadore, corse colà tutto l’esercito, e più degli altri Macrino si mostrò dolente d’una sciagura, per cui internamente facea gran festa il suo cuore. Ma a chi era morto nulla giovavano i lamenti altrui. Così Marco Aurelio Antonino, non meritevole d’essere da noi rammentato se non col soprannome di Caracalla, terminò i suoi giorni in età di ventinove anni, dopo aver regnato solo sei anni, due mesi ed alcuni giorni. Egli1839 era anche soprannominato Tarante, dal nome di un gladiatore, il più sparuto e scellerato uomo che vivesse sopra la terra. E morì odiato da tutti, ma non già dai soldati, ancorchè non pochi sofferissero mal volentieri che egli nelle sue guardie anteponesse i Germani e gli Sciti ai Romani. Macrino, fatto dipoi bruciare il di lui corpo, e riposte le ceneri in un’urna, le mandò ad Antiochia a Giulia sua madre. Dopo qualche tempo le fece egli stesso portare a Roma a seppellire nel mausoleo d’Adriano. Allorchè arrivò a Roma la nuova della morte di Caracalla, non si attentava la gente a mostrare di crederla vera, finchè, venuti più corrieri ed accertato il fatto, ognuno lasciò la briglia all’allegrezza, ma specialmente il senato e la nobiltà, a’ quali parve di ritornar in vita1840, perchè in addietro lor sempre parea di aver la spada pendente sul capo. Caricarono i senatori il nome e la memoria di lui dei più obbrobriosi titoli, ma per paura de’ soldati non ardirono di chiamarlo nemico pubblico. Anzi, creato che fu imperadore Macrino, vennero sue lettere, colle quali pregava il senato di decretare gli onori divini ad esso Caracalla, e bisognò ubbidire. E si vide allora, come osserva fin lo stesso Sparziano di professione pagano1841, questa orrida deformità, che un uccisore del padre e del fratello, un boia del senato e del popolo di Roma e d’Alessandria, l’orrore in somma del genere umano, presso il quale dopo morte si trovò una incredibile copia di varii veleni, per valersene a soddisfare le sue voglie crudeli: questo mostro, diss’io, conseguì il titolo di dio, e per ordine di un Macrino, che l’avea fatto uccidere, con aver da li innanzi tempio, sacerdoti e cultori. Saran pure stati contenti ed allegri di sì nobil compagnia gli dii della Gentilità! avran pure ottenuto delle belle