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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/386


che l’ubbidirebbe. Dovette Caracalla palliare, come potè, l’iniquo attentato, e se la passò senza che il padre gli torcesse un capello. E pur, soggiugne lo storico Dione, Severo più volte fu udito dir male di Marco Aurelio, perchè non avea tolto dal mondo quella mala bestia di Commodo; ed egli stesso talvolta si lasciò scappar di bocca, che farebbe a Caracalla ciò che non volle far Marco Aurelio a Commodo. Ma queste minacce gli uscivano dai denti, allorchè era in collera; e passata questa, si trovava ch’egli volea più bene ai suoi figliuoli che a tutta la repubblica romana. Con tuttociò neppur Severo amò i suoi figliuoli come dovea, perchè assassinò il men cattivo figliuolo, lasciandolo alla discrezion dello altro cattivissimo, tuttochè si credesse ch’egli prevedesse di certo la di lui rovina.




Anno di Cristo CCXI. Indizione IV.
ZEFIRINO papa 15.
CARACALLA imperad. 14 e 1.
SETTIMIO GETA imperad. 4.

Consoli

GENZIANO e BASSO.

Abbiamo veramente una iscrizione presso il Panvinio1755, riferita anche dal Grutero1756, che ci fa vedere Quinto Epidio Rufo Lolliano Genziano, augure, console, proconsole della provincia di Lione, e conte (cioè consigliere ed assessore) degl’imperatori Severo ed Antonino Caracalla. Perciò il Relando1757 diede tutti questi nomi a Genziano console di questo anno. Io non mi sono attentato a seguirlo. Imperocchè Capitolino1758 ci fa vedere sotto Pertinace Lolliano Genziano consolare, a cui verisimilmente appartiene il marmo gruteriano; nè questi può essere il console dell’anno presente, perchè sarebbe stato appellato console per la seconda volta. Perciò più sicuro partito reputo io il non proporre se non i loro indubitati cognomi. Di corta durata fu l’accordo stabilito coi Britanni barbari. Tornarono essi alle primiere insolenze; Severo tanto bollente di collera, fatte raunar le sue schiere, inumanamente comandò loro l’esterminio di que’ popoli, senza perdonar neppure alle lor donne e fanciulli. Trovavasi già da qualche tempo esso Augusto indisposto di corpo, più pel crepacuore di mirare i presenti disordini di Caracalla e di presagirne dei più gravi, che per gli soliti suoi malori. Andò sempre più declinando la di lui sanità, in guisa che restò confinato in letto1759. Allora sì che il malvagio Caracalla più che mai si diede a guadagnare gli animi de’ soldati, per escludere, se potea, il fratello Geta dal succedere nel comando. Studiossi ancora di accelerar la morte del padre, col corrompere quei medici che trovò privi di onore: e corse fama ancora, ch’egli aiutasse il male a sbrigarlo da questa vita. Si disse inoltre che Severo sugli estremi del vivere chiamati i figliuoli, gli esortò a camminar di concordia, e ad arricchire e tener ben contenti i soldati, senza poi far conto degli altri tutti1760. Diede egli fine ai suoi giorni nel dì 4 di febbraio dell’anno presente nella città di Jorch, in età di sessantacinque e quasi sei mesi. Al di lui corpo furono fatte solenni esequie da tutta la milizia, e le ceneri riposte in un’orna di porfido o pur d’oro. Se è vero ch’egli prima di morire, fattasi portar quell’urna, tastandola con le mani, dicesse: In te capirà un uomo, a capir cui non era bastante tutto il mondo, fu questo un vanto sconvenevole a chi era sull’orlo della vita senza essere per anche giunto a conoscere sè stesso. Fu poi portata quell’urna a Roma, e con grande onore posta nel mausoleo di Adriano, ed egli dalla stolta Gentilità deificato. Ed