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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/380


lascivia era giunta all’eccesso in Roma. Severo non solamente ci vien descritto per uomo continente, ma che abborriva in altrui gli adulterii. Però abbiamo leggi da lui pubblicate contro questo vizio. E Dione1730 confessa di aver trovato nei registri criminali d’allora, che furono accusate di adulterio tremila persone; ma perchè non si proseguivano poi i processi, si ridussero a nulla le provvisioni fatte per questo dall’imperadore. E, a ben conoscere quanto fossero in ciò depravati i costumi de’ Romani gentili, servirà una risposta data dalla moglie di un nobile della Bretagna, probabilmente allorchè Severo Augusto, siccome diremo, fu in quelle parti. Giulia Augusta l’andava motteggiando pel libertinaggio che praticavano allora le femmine britanne con gli uomini: Almeno, disse quella gentildonna, se noi trapassiamo i limiti dell’onestà, lo facciamo con persone nobili; ma voi altre romane segretamente vi valete della canaglia per soddisfare alle vostre voglie. Starei a vedere che persona ci fosse a’ tempi nostri, la qual credesse con così magra scusa difendere l’intemperanza sua. Forse non fu la stessa Giulia imperatrice esente da sì fatto discredito. Anzi, se crediamo a Sparziano1731, anch’ella si rendè famosa per l’impudicizia: vizio troppo facile a chi non conosce o non teme il vero Dio, amatore della sola virtù, e punitore de’ vizii, o pure troppo lascia la libertà del conversare all’uno e all’altro sesso. Ma perchè Dione ed Erodiano non riconoscono in lei questo vizio, e vedremo che Sparziano altre favole raccontò di questa imperatrice, possiam credere, rapportar egli qui piuttosto le dicerie del volgo che la verità della storia.




Anno di Cristo CCVI. Indizione XIV.
ZEFIRINO papa 10.
SETTIMIO SEVERO imperad. 14
CARACALLA imperadore 9.

Consoli

LUCIO FULVIO RUSTICO EMILIANO e MARCO NUMMIO PRIMO SENECIONE ALBINO.

Tali nomi ho io dato a questi consoli, fondato sulle iscrizioni che si leggono nella mia raccolta1732. Quei del secondo console ci fanno abbastanza intendere che non dovea punto passar parentela fra lui e Clodio Albino, da noi veduto imperadore, ma di poco tempo. Ora da che tolto fu dal mondo Plauziano, cioè il superbo favorito di Severo Augusto, Caracalla e Geta figliuoli di esso imperadore, come se allora fossero rimasti liberi dal timore di quell’aguzzino, lasciarono la briglia ai loro giovanili appetiti. Tanto Dione1733 che Erodiano1734 confessano che amendue si diedero in preda alla libidine, con isvergognar le case de’ nobili, e senza guardarsi da ciò ch’è più infame in quel vizio. Se loro mancava danaro, non mancavano già delle inique vie per raccoglierne. I lor principali impieghi e divertimenti consistevano in assistere a tutt’i combattimenti e a tutte le corse dei cavalli, ed anch’essi in carrette gareggiavano insieme a chi correa più forte. E sì male un dì terminò la lor carriera, che Caracalla, caduto dal carro, si ruppe una gamba. Ma questa gara da gran tempo dava a conoscere qual grave antipatia ed invidia bollisse fra loro, perchè passava sempre in discordia. Ancora quando erano in minore età, o vedessero i combattimenti delle coturnici o dei galli, o pur le battagliuole de’ fanciulli, o si trovassero ai pubblici giuochi, si scoprivano sempre differenti di genio; e quel che piaceva all’uno, dispiaceva all’altro.