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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/379


necessarie, e sempre colla morte davanti agli occhi. Erodiano scrive ch’erano ben trattati. Caracalla poi quando arrivò alla signoria, li liberò appunto da quei guai con fargli uccidere. E tale fu il fine di Plauziano, che sel comperò a danari contanti colla sua incredibil avarizia, non meno che colla crudeltà e coll’alterigia. Abbiamo da Censorino1724 e da Zosimo1725, che furono in quest’anno celebrati con gran suntuosità i giuochi secolari in Roma e di ciò è fatta anche menzione nelle medaglie1726. La descrizion d’essi si può vedere nella Storia di Zosimo.




Anno di Cristo CCV. Indizione XIII.
ZEFIRINO papa 9.
SETTIMIO SEVERO imperad. 13.
CARACALLA imperadore 8.

Consoli

MARCO AURELIO ANTONINO CARACALLA AUGUSTO per la seconda volta, e PUBLIO SETTIMIO GETA CESARE.

Sbrigato Severo del pessimo suo ministro Plauziano, regolò ne’ tempi susseguenti con bell’ordine la vita sua, giacchè si godeva gran quiete in Roma, e da niuna guerra in questi tempi era molestato l’imperio romano1727. Andava egli spesso a villeggiar nella Campania; ma o fosse quivi, o pure in Roma, soleva levarsi di buon mattino, e tosto ascoltava i processi delle cause, poi faceva una buona passeggiata a piedi, ascoltando e dicendo intanto quello che riguardava l’utilità del pubblico. Andava appresso al senato e al consiglio, per udire i contraddittorii, e decidere le cause, concedendo il tempo prescritto agli avvocati per dedurre le ragioni delle parti litiganti, e lasciando una piena libertà ai senatori di esporre il lor sentimento. Venuto il mezzodì, montava a cavallo, per far di nuovo quello esercizio di corpo, e dipoi andava al bagno. Pranzava solo o pur co’ suoi figliuoli, e con lentezza, ma senza invitarvi senatori, come in addietro costumarono di far vari imperadori. Vi intervenivano essi solamente in certe feste solenni dell’anno, ed allora ne’ di lui conviti non si desiderava punto la magnificenza. Dopo il pranzo dormiva, e non poco. Svegliato, passeggiava, dilettandosi in quel mentre di studiar lettere, o sia l’erudizion latina e greca. Tornava al bagno verso la sera, e poi cenava coi suoi domestici. Le applicazioni sue pel buon governo di Roma si stendevano anche nelle provincie, sapendo egli scegliere le persone più abili a ben reggere i popoli1728; e più volentieri dava quei governi a chi vi era stato dianzi luogotenente, e s’era acquistato credito, siccome persone più pratiche di quei paesi; nè permetteva che si vendessero le cariche. Per l’amministrazione della giustizia si serviva egli di eccellenti giurisconsulti. Uno di essi fu Papiniano, celebre anche oggidì pel suo profondo saper nelle leggi, che giunse ad essere prefetto del pretorio. Questi prese per suoi assessori o consiglieri Paolo ed Ulpiano, personaggi anch’essi rinomatissimi nella scienza legale. Però molte leggi utili di esso Severo si leggono nei testi di Giustiniano. Una ve n’ha, in cui permette ai Giudei di poter essere promossi agli uffizii ed onori1729. Sotto questo nome si pensò il cardinal Baronio, dopo l’Alciato, che fossero compresi anche i Cristiani: il che, quantunque cosa dubbiosa, non è però inverisimile. Ben certo è che quella legge non venne da Marco Aurelio e Lucio Vero, come fu creduto, ma bensì da Severo ed Antonino, cioè Caracalla, Augusti. Odiava Severo sopra tutto i ladri ed assassini, e li perseguitava dappertutto. La libertà della