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i di lui andamenti, affine di screditarlo appresso l’Augusto di lui genitore. Perdè infine la pazienza Caracalla, e cominciò1720 a studiar la maniera di rovinar Plauziano1721; e la maniera fu di fingere che costui avesse ordita una congiura contro la vita di Severo Augusto e dello stesso Caracalla. Erodiano1722, seguitato in ciò da Ammiano1723, pretendono che la congiura fosse vera, e il primo ne racconta varie circostanze; ma Dione, che meglio di loro seppe esaminar questo fatto, la tenne per un’invenzion di Caracalla e di chi l’assisteva coi consigli. Il concerto dunque fu che Saturnino, uno dei centurioni del pretorio, con due altri uffiziali suoi eguali, guadagnato da Evodo, balio di Caracalla, finiti che fossero certi spettacoli fatti nel palazzo, dimandasse udienza all’imperador Severo, e gli rivelasse la trama, e dicesse venuto l’ordine a dieci centurioni di fare il fatto: in pruova di che mise fuori gli ordini in iscritto dati, per quanto dicevano, da Plauziano medesimo ad essi uffiziali. Prestò qualche fede Severo a tale accusa, perchè i Romani d’allora erano sommamente superstiziosi, con trovar dappertutto dei presagi dell’avvenire; e Severo appunto nella notte precedente avea veduto in sogno Albino vivente che tendeva insidie alla di lui vita. O sia che egli facesse tosto chiamare a corte Plauziano, oppure che questi non chiamato vi andasse, scrive Dione che vicino al palazzo caddero le mule della carrozza, in cui egli veniva; ed entrante egli per la prima porta, non permisero le guardie che alcun altro del seguito suo entrasse: cosa che l’intimorì e riempiè di molti sospetti. Contuttociò perchè non potea più tornare indietro, animosamente si presentò a Severo, il quale assai placidamente gli domandò come gli fosse saltato in testa di voler ammazzare i suoi principi; e si preparava ad ascoltar le sue ragioni e discolpe. Mentre Plauziano comincia a mostrarsi maravigliato di un tal ragionamento e a negare, eccoti avvantarsegli Caracalla addosso, torgli la spada dal fianco e dargli un gran pugno. Era dietro lo stesso Caracalla a volerlo uccidere di sua mano; ma Severo diede ordine ad uno de’ famigli di corte che gli togliesse la vita. Così fu fatto, ed alcuni de’ cortigiani, strappatigli alcuni peli della barba, corsero a mostrargli a Giulia Augusta, che si abbattè ad essere allora con Plautilla sua nuora. Ne sentì ella gran piacere, gran dolore all’incontro la misera nuora. Gittato fu in istrada il corpo di Plauziano, ma permise dipoi Severo che gli fosse data sepoltura. Nel seguente giorno raunato il senato, Severo senza entrare in alcun reato di Plauziano, ne espose la morte, e parlò della deplorabil condizione del genere umano, che si lascia sovvertire dalla felicità, accusando nello stesso tempo sè stesso, per aver troppo amato e favorito chi nol meritava. Quindi ritiratosi fece entrare gli accusatori di Plauziano a render ragione dei lor detti al senato. Corsero molti da lì innanzi pericolo della vita, per essere stati adulatori dell’estinto ministro, ed alcuni ancora perirono per questo. Fra gli altri Cocrano, che più degli altri affettava di comparir confidente di Plauziano, benchè in fatti tale non fosse, convinto d’avergli, colla ridicola interpretazione d’un sogno, predetto l’imperio, fu mandato in esilio. Ma ritornato dopo sette anni, ottenne il grado senatorio, ed arrivò anche ad esser console. Furono allora premiati Saturnino ed Evodo, autori della morte di Plauziano; ma col tempo Caracalla non li lasciò vivere; nè Severo permise che il senato lodasse Evodo, dicendo che non conveniva far insuperbire i liberti della corte. Suo costume veramente fu di tenerli bassi. Plautilla Augusta e Plauto, o Plauzio, figli di esso Plauziano, relegati nell’isola di Lipari, quivi per qualche anno mangiarono il pan del dolore, privi anche delle cose