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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/377


che costui nell’anno presente fosse ucciso, perchè si trova una legge data sotto il solo Geta console. Ma non può stare, da che sappiamo ch’esso Geta morì prima di Plauziano. Certo è bensì che in quest’anno fu dedicato in Roma il superbo arco trionfale di Severo, tuttavia esistente, ma corroso dal tempo. Nella iscrizione1716 ivi posta, Severo ha l’undecima, e Caracalla la sesta tribunizia podestà.


Anno di Cristo CCIV. Indizione XII.
ZEFIRINO papa 8.
SETTIMIO SEVERO imperad. 12.
CARACALLA imperad. 7.

Consoli

LUCIO FABIO SETTIMIO CILONE per la seconda volta e FLAVIO LIBONE.

Gran figura fece sotto Severo e sotto Caracalla questo Libone console. Egli fu prefetto di Roma, ed ebbe molti altri impieghi, come c’insegna un’iscrizione a lui posta e riferita dal Panvinio1717 e dal Grutero. Ancorchè poi non apparisca chiaro, se a questo o al seguente anno appartenga la morte di Plauziano favorito di Severo, mi fo lecito io di rammentarla qui. Un anno prima che succedesse la di lui caduta, Severo finalmente avea cominciato a mirar di mal occhio tante statue poste a costui in Roma stessa; e perciò ne fece fondere alcune che doveano essere di bronzo. Un gran dire ne fu; volò questa voce per le provincie1718, ingrandita, secondo il solito, per istrada: Plauziano non è più in grazia, Plauziano è morto. Di qui avvenne che molti atterrarono le di lui statue, e male per loro, perchè Severo volea ben abbassare alquanto l’albagia di Plauziano, ma non dargli il tracollo; e perciò que’ tali processati, perderono la vita. Ed uno d’essi fu Racio Costante, governatore allora della Sardegna, ch’era corso troppo presto a creder vera quella voce. Trattossi la di lui causa in Roma alla presenza di Severo e di molti senatori, uno de’ quali era Dione. E fu allora che si sentì dire l’avvocato che arringava contra d’esso Costante, qualmente sarebbe più tosto caduto il cielo, che l’imperador Severo facesse alcun male a Plauziano; e Severo stesso confermò con altre parole quanto avea detto quell’oratore. Parea dunque sopra un’immobil base assicurata la fortuna di costui. Ma venne all’ultimo della vita, probabilmente in questo anno, Settimio Geta, fratello dell’imperadore, uomo che odiava forte Plauziano; ed avendogli fatta una visita l’Augusto fratello, trovandosi Geta in istato di non temer da lì innanzi di quell’empio ministro, ne disse quanto male potè a Severo, scoprendogli quel che ne diceva il pubblico, e qual disonore a lui venisse dal tener sì caro un sì cattivo arnese. Aprì allora Severo alquanto gli occhi, e, dopo aver fatto mettere nella piazza la statua del defunto fratello, cominciò a non far più tanto onore a Plauziano, anzi si diede a sminuire la di lui potenza. Non avvezzo a questi bocconi di corte Plauziano, ne attribuiva la cagione ai mali uffizii di Caracalla Augusto suo genero. Imperocchè avendo Caracalla, contro suo genio e solamente per ubbidire al padre1719, sposata la figliuola di Plauziano, non mai andò d’accordo con lei; e tanto più perchè la trovò femmina insolentissima: laonde, oltre al non aver con lei comunione alcuna di letto e di abitazione, odiava a morte non men lei, che il padre di lei, con essergli anche più di una volta scappato di bocca, che arrivando a comandare, saprebbe bene schiantar dal mondo radici così cattive. Tutto riferiva Plautilla al padre; e però l’altero ed irritato Plauziano aspramente trattava il genero, gli facea delle riprensioni assai disgustose, e gli tenea continuamente delle spie attorno per indagare