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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/357


regnanti, ma l’amore e il desiderio dei popoli dopo la lor morte son la vera pruova del merito d’essi. Con questa pompa i Romani pretesero di formare un dio di Pertinace; pure non ne stette egli certamente meglio nel mondo di là. Parimente a Severo furono accordati o confermati tutti i titoli e l’autorità consueta degli altri imperadori; e probabilmente1582 non si tardò a conferire il titolo di Augusta a Giulia sua moglie, di nazione soriana, da lui sposata prima dell’anno di Cristo 175, la quale gli avea partorito Bassiano, che fu poi Caracalla imperatore, e Geta, de’ quali si parlerà a suo tempo. Maritò anche Severo due sue figlie, l’una a Probo, l’altra ad Aezio, i quali egli arricchì dipoi e promosse al consolato, non si sa in qual anno. La prefettura di Roma fu da lui appoggiata a Domizio Destro. Diede ancora buon sesto all’annona, sbrigò molte cause, e quelle principalmente di alcuni governatori accusati di avanie ed ingiustizie, gastigando rigorosamente che si provò delinquente. Non si fermò egli in Roma se non un mese, ed in quel tempo usò una mirabil diligenza e fretta nel prepararsi per far guerra a Pescennio Negro, che avea preso il titolo d’Imperadore in Soria, comandando già a tutte le provincie dell’Asia ed anche a Bisanzio. Avea Severo avuta l’attenzione, prima di arrivare a Roma, di spedire Fulvio Plauziano a far prigioni i figliuoli di Negro1583; ed egli poi giunto a Roma fece ritenere gli altri di qualunque magistrato ed uffiziale che fosse in Soria, comandando nondimeno che fossero tutti ben trattati. In Roma non si udì mai Severo dir parola di esso Negro. Solamente studiò egli indefessamente di far leva di gente da tutte le provincie, di adunare una possente flotta da ogni parte d’Italia, e di ordinare alle soldatesche lasciate nell’Illirico di marciare verso il Levante. Non si può assai dire, che spirito vivo e vigoroso fosse quel di Severo; quanta la di lui attività, l’ardire e la prontezza nel concepir le imprese, non meno che nell’eseguirle; quanta la penetrazion della sua mente, per cui prevedeva acutamente l’avvenire, e trovar ripieghi e spedienti, senza guardare a spesa ne’ bisogni, senza curarsi punto di quel che si dicesse di lui, purchè riuscisse ne’ suoi disegni. Però quando men se l’aspettava la gente, mise in marcia il raunato esercito, e verisimilmente nel luglio dell’anno precedente, partendo egli in persona da Roma, per non lasciar tempo a Pescennio Negro di maggiormente assodarsi in Asia. Provvide nello stesso tempo alla sicurezza dell’Africa. Una malattia dipoi sopraggiuntagli in cammino, la lunghezza del viaggio necessario per condurre sì lontano una poderosa armata per terra, perchè non potea tanta gente per mare passar a dirittura in Soria, e il tempo occorrente per unir tante forze da varie parti, pare che non gli lasciassero tempo da far progressi nell’anno suddetto, se non che alcune medaglie (dubbiose nondimeno) cel rappresentano Imperadore per la seconda volta1584, benchè non apparisca quando tale foss’egli proclamato per la prima. Cajo Pescennio Negro, soprannominato Giusto nelle monete, contra di cui Severo faceva questi preparamenti1585, e che fu creduto nativo da Aquino, di famiglia equestre, da giovane si svergognò colla sfrenata sua libidine; ma impiegato nella milizia, da tutti sempre fu riconosciuto e lodato per uomo di raro coraggio, e sopra gli altri geloso della disciplina militare, senza mai sofferire che i suoi soldati facessero estorsione alcuna ne’ paesi per dove passavano o dove si fermavano. Arrivò sotto Commodo ad essere console, ed inoltre, per intercessione di quel Narciso atleta, che strangolò poi lo stesso Commodo, cioè d’uno che in quella sfacciata corte avea, come tant’altra canaglia, gran polso, ottenne