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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/346


falsa voce, egli parlò all’esercito britannico, esortando tutti a ritornare la repubblica romana nell’antico suo stato, e ad abolir la monarchia, con toccar i disordini venuti per cagion degl’imperadori, senza risparmiare lo stesso Commodo. Di questa sua disposizione ed aringa avvertito Commodo, ch’era ancor vivo, mandò Giulio Severo al comando1529 dell’armata britannica, e richiamò Albino; ma per la morte d’esso Commodo non dovette aver esecuzione quell’ordine. Gran credito con ciò Albino si guadagnò presso il senato. Nè si dee tacere, che quando poi da Roma furono spediti pubblici messaggeri alle provincie per dar avviso che più non viveva Commodo, quasi tutti furono messi in prigione dai governatori, per paura che questa fosse una nuova falsa a fine di tentar la lor fede, quantunque tutti sospirassero che fosse vera, siccome dipoi si trovò.




Anno di Cristo CXCIII. Indizione I.
VITTORE papa 8.
ELVIO PERTINACE imperad. 1.
DIDIO GIULIANO imperad. 1.
SETTIMIO SEVERO imperad. 1.

Consoli

QUINTO SOSIO FALCONE e CAJO GIULIO ERUCIO CLARO.

Nella notte precedente al dì primo di gennaio, siccome dissi, accadde la morte di Commodo. Prima nondimeno che si divulgasse il fatto, Leto ed Eletto1530 furono a trovar Publio Elvio Pertinace, che tuttavia era console1531. Egli dormiva, e sentendo che veniva a lui il prefetto del pretorio, s’immaginò quella essere l’ultima sua ora, perchè se lo aspettava, dicendosi che gli era stata predetta in quest’anno. Intrepidamente accolse i due ministri, e rimase ben sorpreso all’intendere che in vece della morte gli esibivano l’impero. La credette1532 a tutta prima una furberia; ma giurando essi, che Commodo non era più vivo, se ne volle chiarire, con inviar uno de’ suoi più confidenti a mirar coi suoi occhi il cadavere dall’estinto principe. Allora egli cedette alle lor persuasioni, e con essi andò al quartiere dei pretoriani. Era molto inoltrata la notte, e fuorchè le sentinelle, tutti riposavano. Leto, esposta la morte di Commodo, presentò loro Pertinace, che dal canto suo promise il consueto regalo; e però tutti, almeno in apparenza, consentirono; ma restarono amareggiati, perchè egli, nell’arringa che fece loro, si lasciò scappar di bocca, che v’erano molti abusi, i quali sperava di levar via collo aiuto di essi. Sospettarono coloro, che volesse spogliarli di quanto avea loro prodigamente donato il morto imperadore. Oltre di che, avvezzi colla briglia sul collo sotto un principe giovinastro cattivo, che lor permetteva di far quanto cadeva loro in capriccio, non potevano mirar di buon occhio Pertinace, cioè un vecchio1533, di costumi tanto diversi dal precedente Augusto. Imperocchè è da sapere che Elvio Pertinace, nato da povero padre nella villa di Marte del territorio d’Alba Pompea, città oggidì del Monferrato, insegnò grammatica da giovane; ma perchè gli fruttava poco il mestiere, si rivolse alla milizia, e salendo di grado in grado con riputazione, sostenne de’ riguardevoli impieghi nella Mesia e nella Dacia. Per calunnie perdè la grazia di Marco Aurelio Augusto, ma per opera di Claudio Pompejano, genero d’esso imperadore, scoperta la falsità delle accuse, fu Pertinace promosso all’ordine senatorio, ed anche al consolato. Ebbe poscia il governo di varie provincie, e massimamente di Soria, dove attese ad empiere la borsa. Sotto Commodo, abbassato dal prepotente Perenne, si ritirò alla sua patria, dove comperò di molti stabili.